Si ritiene che il pensiero rappresenti l’elemento distintivo dell’essere umano, ovvero ciò che distingue l’uomo dagli altri esseri viventi. Sottrai la mente ad un uomo e otterrai un animale o una pianta, si dice. In realtà non c’è concezione più sbagliata di questa in quanto il limite dell’essere umano, ciò che gli impedisce di sperimentare pace interiore e benessere, è rappresentato proprio dalla mente, ovvero dall’identificare sé stessi con quel flusso incontrollato di pensieri che ci separa dalla nostra pura essenza, da quell’Essere profondo incontaminato, libero e puro da cui siamo composti in maniera innata. Una identificazione che genera dolore e frustrazione in quanto la mente è ancorata al passato, è strutturata sulla base di ciò che siamo stati, della nostra storia e delle nostre esperienze e sulla base di esse pretende di strutturare il nostro presente, lasciandoci senza la speranza di costruirlo su basi nuove e inesplorate. Allo stesso tempo la mente ci porta nel futuro, all’aspettativa, l’attesa di qualcosa che dovrà avvenire in futuro per per garantirci quella serenità e pace che al momento non possediamo. “Sarò felice quando sarò…avrò….ecc.”
Queste trappole inconsce non ci permettono di vivere il presente, alimentano l’Ego, ovvero quello stato in cui mi sento frammentato, separato rispetto all’ambiente esterno e agli altri, alimentando conflitti, sofferenze, disagi. Per questo le discipline di crescita personale come le filosofie orientali prevedono un percorso per liberarsi dal dolore che preveda una separazione dall’Ego per ritornare alla consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande. Per fare ciò, è indispensabile disidentificarsi dalla mente, ovvero comprendere che noi siamo altro rispetto a quel flusso incontrollato di pensieri. Una consapevolezza che passa da un’inevitabile pratica che viene definita “meditazione”, che consiste nel “vivere il presente”. Una meditazione che consiste sostanzialmente nel prestare attenzione a ciò che stiamo facendo, all’attimo, cercando di abbandonare il più possibile quel flusso incontrollato di pensieri per concentrarci sul momento che stiamo vivendo. Potremmo per esempio portare tutta la nostra attenzione nella camminata, concentrandoci sul contatto dei piedi con il terreno, percepire il respiro, sentire il freddo dell’acqua mentre ci laviamo il viso, portare l’attenzione sull’odore del sapore per le mani…
Ciò che deriva dalla reiterata pratica quotidiana di queste attività è uno stato di “silenzio interiore”che genera pace e tranquillità. La mente si zittisce,diventiamo sempre più consapevoli delle sue trappole imparando così sempre di più a separarcene. In questo modo nasce un uomo nuovo, e la nostra esistenza acquisisce un nuovo significato.

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