Nella tradizione ebraica viene narrata una storia emblematica sul tradimento. Un padre solleva il figlio in aria, lo lancia, distende le braccia. Il figlio si aspetta di essere ripreso al volo invece all’ultimo momento il padre ritira le braccia e lascia che il figlio frani al suolo, battendo la testa e sbucciandosi le ginocchia. Il figlio guarda il padre con occhi lucidi, il dolore emotivo è superiore a quello fisico, non riesce a capire il motivo di tale gesto. Il padre gli spiega che gli sta dando una lezione di vita: mai fidarsi, mai “affidarsi” completamente all’altro perché c’è sempre il rischio del tradimento, che l’altro tradisca la nostra fiducia. Il ragazzo impara la dura lezione, un antidoto al tradimento che gli permetterà, quando accadrà, di vivere quell’evento in maniera meno traumatica. Perché accadrà, non si tratta di stabilire il “se”, ma solo il “quando”. Prima o poi la vita ci presenterà questa dura prova da affrontare e allora è meglio giungervi pronti, rafforzare l’animo in vista di quello tsunami emotivo che può sconvolgere un’esistenza, piegare le gambe, annichilire e annientare l’energia vitale di un individuo, portando nel migliore dei casi all’inaridimento dell’anima in virtù dell’emersione di una diffidenza aprioristica verso i rapporti umani in generale, nel peggiore dei casi conduce a patologie in colui che ha subito il tradimento, quali depressione e attacchi di panico.

L’essere umano è un animale sociale, ha bisogno degli altri, dei legami umani, ed è proprio da questo bisogno che emerge il rischio del tradimento. Quando istauriamo una relazione con un altro essere umano, che sia di amicizia o di amore, tendiamo ad idealizzare quel rapporto, lo viviamo dall’ottica del nostro bambino interiore, quell’esserino fragile e vulnerabile costantemente alla ricerca di qualcuno che si prenda cura di lui. Inconsciamente prendiamo il nostro bambino interiore e lo porgiamo in braccio all’amico o alla persona amata dicendogli “è tutto tuo, accoglilo e prenditene cura”. Tuttavia potrà succedere che la persona, come nel racconto ebraico, si ritragga perché non vuole questo incarico e lasci cadere il bambino. Tradimento! Delusione! Ti ho aperto il mio cuore, ti ho affidato la mia parte più sensibile, come osi trattarmi così?

La ferita si apre, fa male, il bambino viene sepolto nei recessi dell’animo per non sentire più il suo pianto disperato, indossiamo una corazza che inaridisce il nostro cuore e ci fa guardare con diffidenza e distacco ai successivi rapporti. Da un estremo all’altro, dalla fusione totale al gelo più profondo. Ovviamente la soluzione a tale problema risiede nella famosa via di mezzo, quando una situazione appare troppo sbilanciata ondeggiando tra due poli opposti possiamo ritrovare un benessere ed un equilibrio passando dal recupero di un centro sano, maturo e consapevole. Di cosa precisamente deve essere consapevole? Delle nostre vulnerabilità e della responsabilità che abbiamo affinché esse siano accudite. Non serve delegare qualcun altro, dobbiamo essere noi i primi a prenderci carico del nostro bambino interiore, accoglierlo tra le nostre braccia, cullarlo e rassicurarlo. L’altro, amico o persona amata che sia, è solo un compagno di viaggio, una persona adulta come noi che a sua volta ha delle responsabilità verso le sue vulnerabilità e fragilità. Se due persone si relazionano da quest’ottica consapevole il tradimento non c’è più, o almeno diventa una possibilità più remota, perché ci si rende conto che esso è frutto di una percezione soggettiva, distorta, della realtà e dei rapporti umani. Cos’è poi il tradimento? Questa parola evoca spesso l’immagine della persona amata che si offre a qualcun altro dal punto di vista sentimentale o sessuale ma sotto questo cappello ci finiscono diversi comportamenti umani che vanno dal tramare alle spalle del prossimo fino alla manifestazione del semplice dissenso rispetto alle opinioni altrui. Questione di punti di vista, percezioni e proiezioni che facciamo sull’altro. E se cambiamo prospettiva, guardando gli eventi da un centro consapevole, il campo del tradimento si restringe, finiamo per essere più selettivi rispetto alla possibilità di essere traditi, perché nel momento in cui qualcuno dovesse ritrarsi dal compito di accogliere il nostro bambino tra le braccia, ci saremo noi dietro, pronti a prenderlo al volo e ad evitargli la ferita.

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