È estate, tempo di vacanza, di ferie, un’occasione per staccare la spina, riposarsi e divertirsi….ma non per tutti. Anzi, secondo una ricerca americana ben tre lavoratori su quattro usa solo la metà delle ferie a disposizione e anche chi le utilizza tutte tende a portarsi dietro il lavoro, rimanendo in contatto con l’ufficio tramite cellulare, pc e tablet. Quali sono le motivazioni per cui è così difficile staccare la spina e concedersi un meritato riposo?

Sembra che la causa vada ricercata nella paura di rimanere indietro con il lavoro, “perdere il ritmo”, interrompere la costanza che abbiamo duramente perseguito per tutto l’anno. D’altro canto viviamo nella società della “performance”, dove il valore di una persona si misura da ciò che si fa, dalle sue prestazioni lavorative, personali e relazionali. La paura di non essere “prestazionali” è strettamente correlata alla paura di smarrire la propria identità, ciò che abbiamo acquisito con il duro lavoro e con gli sforzi della vita quotidiana. “Facendo” piuttosto che “stando”. Ma un uomo non può vivere in eterno nella dimensione del fare. Se lo fa, si trova inevitabilmente a dover pagare un prezzo salato rappresentato dall’ansia, dallo stress, insonnia, sbalzi d’umore, per citare solo alcune delle conseguenze cui si va incontro. Diventa così fondamentale riscoprire la dimensione dell’essere, le “vacanze”, il cui termine stesso richiama un concetto di vacuità, di “vuoto”. Svuotarsi, per permettere ad altro di entrare. Se sono pieno, non entra più nulla. Non ho spazio per altro lavoro, altri sforzi fisici e mentali, nuove sfide, impegni od esperienze.
Sembra incredibile ma stare sotto ad un ombrellone a rilassarsi, senza fare nulla, ha un potente effetto terapeutico, rigenerante per la nostra psiche e per il nostro fisico. Perché esso si produca è però necessario che la vacanza sia davvero tale. Il lavoro va lasciato a casa, inoltre se si sta senza fare niente bisogna evitare di vivere l’esperienza con senso di colpa. Diverse persone dichiarano di essere tornate da una vacanza più stressate di prima. Questo perché, pur riuscendo a stare senza far niente, hanno vissuto male
questa esperienza da un punto di vista emotivo, rimuginando continuamente su ciò che avrebbero potuto fare invece di starsene spaparanzati in spiaggia. Se siete tra quelle persone che proprio non riescono a stare ferme, trovate qualche momento durante la vacanze per dare soddisfazione a quella parte di voi che ha bisogno di “fare qualcosa” per sentirsi appagata. Visitate un museo, leggete un libro, fate un trekking o un giro in bici, oppure provate un’attività nuova che non avete mai sperimentato prima. Le località per le vacanze ne sono piene, dallo snorkeling nelle località marine al rafting nei fiumi, se siete in montagna.
Va bene tutto. Unico divieto: se avete con voi il pc del lavoro, non accendetelo!

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