…avevo un walkman. Infilavo le cuffie sulle orecchie, schiacciavo il tasto play e ascoltavo la musica. Lo sguardo vagava in quei pochi centimetri d’acqua, studiavo il percorso dei pesci rossi mentre la musica dei Queen o di Michael Jackson mi accompagnava in quel viaggio. Il mondo reale rimaneva isolato fuori da me, per ore, con le sue bruttezze, le scene paurose a cui avrei potuto assistere, le urla che avrei potuto udire. Quella realtà brutale e violenta rimaneva estranea, aliena, non mi rappresentava e io non gli appartenevo. Perché io non ero lì. Non c’ero quando il vicino urlava contro sua moglie e le sue due figlie di poco più grandi di me. Ululati disumani che erano preludio a tonfi sordi e secchi, poi i pianti. Le urla disperate. Le grida di dolore. Le pareti che tremavano. Ed io speravo che ciò che era stato scaraventato contro il muro non fosse qualcosa che respirasse, che potesse provare dolore. Ero amico di Luciana e Sofia. O almeno pensavo di esserlo. Le vedevo uscire di casa dopo le botte, col volto gonfio per il pianto, a volte dei lividi tremendi sulle braccia o sul volto, a testimoniare che loro padre non aveva fatto differenze, malmenando nei suoi attimi di feroce follia sia la moglie che le figlie, indiscriminatamente. Quando provavo a chiedere qualcosa, mi rispondevano in malo modo dicendomi di farmi gli affari miei.

In seguito venivo rimproverato anche dai miei genitori che ribadivano il concetto: non ficcare il naso in faccende che non ti riguardano.

Non capivano che invece la cosa mi riguardava, quando sei un bambino sensibile tendi a sentire sulla tua pelle il dolore altrui. Diventi un recettore e catalizzatore di stati d’animo, ti carichi sulle spalle il peso della sofferenza del mondo e quel dolore diventa più grande quanto più cresce la consapevolezza dell’impotenza della tua condizione di bambino. Ti senti inutile, debole, ti fai mille domande e quelle che fanno più male, attraversando il tuo essere come delle lame sono: “perché gli adulti non fanno niente? E perché Luciana, Sofia e loro madre sopportano in silenzio? Perché non scappano o denunciano chi fa loro del male?” …

Un romanzo-inchiesta che affronta il tema della violenza sulle donne tra racconti di fantasia, autobiografia e articoli di taglio giornalistico. Per cercare di capire e provare a cambiare.

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Potete invece comprare il libro qui

Mi chiamo Arsenio Siani, sono nato a Sarno in provincia di Salerno il 29/09/1982. Dopo una Laurea in Giurisprudenza conseguita controvoglia, ho vissuto alla giornata, alla ricerca della mia strada. Ho iniziato un percorso interiore che mi ha portato, nel 2009, alla pratica buddista e, in seguito, alla psicoterapia e al counseling. La passione per queste pratiche di trasformazione ed evoluzione interiore mi ha condotto a riprendere gli studi e a frequentare una scuola di counseling in cui mi sono diplomato nel gennaio 2017. Parallelamente il mio percorso ha visto un’evoluzione e una crescita interiore grazie alla scrittura. Dapprima erano pensieri “sparpagliati e confusi” riversati su fogli di carta, poi la mia mente e la mia anima hanno cominciato a concepire storie, racconti di vita partoriti da sogni, desideri, rimpianti e speranze. Un ascolto dei miei sentimenti e delle mie emozioni che mi ha portato a scrivere cinque romanzi in meno di tre anni e innumerevoli racconti. Nel 2016 ho accettato anche la sfida di diventare docente per corsi di scrittura creativa presso l’Università popolare di Siena, dove vivo da 12 anni. Ho condiviso la mia esperienza con gli alunni, mostrando loro il metodo che ho utilizzato per scrivere, ho donato loro i segreti del mio mondo interiore ed è stato bellissimo constatare la risonanza tra le mie storie e le loro. I nostri cuori battevano all’unisono, le nostre anime si toccavano, i racconti pulsavano di vita vissuta. Da questa esperienza è nata la decisione di scrivere un manuale in cui riversare per scritto il contenuto delle lezioni del corso, chiamato “Corso di scrittura creativa: la grammatica dell’anima”, pubblicato nell’aprile 2017.

La “grammatica dell’anima” è diventato un metodo di scrittura, uno strumento per trarre ispirazione, un espediente narrativo, un blog in cui pubblicare lezioni di scrittura creativa e articoli di psicologia e infine un romanzo. Nel novembre 2017 è iniziata la mia collaborazione con la rivista “SCREPmagazine”, diretta da Riccardo Colao, in cui tuttora mi occupo di due rubriche scrivendo articoli dedicati al benessere psicologico (SiANIDIMENTE) e alla violenza sulle donne (QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO … appunto, in collabo-razione con altri colleghi della Redazione). Proprio dalla collaborazione con “SCREPmagazine” nasce questo libro, in cui sono raccolti ed ordinati alcuni degli articoli, da me scritti, e comparsi sulla rivista.
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