I lavori di crescita personale moderni hanno avuto sviluppi molto articolati ed originali. Si va dai lavori introspettivi, che mirano unicamente ad agire sulla psiche, a lavori più “filosofici”, che puntano ad un lavoro più spirituale, coinvolgendo anche aspetti più sottili e misteriosi dell’essere, come l’anima. E poi ci sono correnti di pensiero che puntano a lavorare sul corpo come espediente per un lavoro integrale sull’individuo. Si parte in questi dall’assunto di una connessione mente-corpo per cui qualsiasi lavoro su quest’ultimo ha inevitabili effetti anche sulla psiche (e viceversa). Il primo a teorizzare questo approccio fu lo psicoterapeuta austriaco Wilhelm Reich il quale, nel corso degli anni trenta, compì una serie di studi che lo portarono a sviluppare un interessante metodo di lavoro, da cui poi, a sua volta, prese origine una tradizione definita “neo-reichiana” a cui appartengono nomi quale Alexander Lowen, creatore della bioenergetica, e Charles Kelley, ideatore della Radix. Reich sostanzialmente teorizzò che esista un movimento energetico all’interno del corpo umano, di natura “pulsante”, connesso alle fasi di ispirazione ed espirazione, per cui nella fase ispiratoria l’organismo assimila energia, che viene poi rilasciata nella fase di espirazione. Un movimento pulsante, che si concentra nel bacino per poi diffondersi, durante la fase di espirazione, nelle zone periferiche del corpo, quindi braccia, gambe, mani, piedi.

Questo movimento energetico è connesso alle emozioni in quanto il corretto processo di accumulo e rilascio dell’energia permette anche di far fluire ed esprimere liberamente le proprie emozioni, tuttavia durante la fase dell’infanzia succede qualcosa che inibisce il fluire dell’energia: il bambino subisce dei condizionamenti tramite l’educazione che riceve che mira a bloccare l’attuazione di determinati comportamenti e quindi anche la completa espressione delle emozioni, sia quelle negative come rabbia e dolore (smettila di piangere!) sia quelle positive come gioia e piacere (smettila di saltellare dovunque!)

Il bambino impara ben presto ad avere paura a seguire i propri impulsi naturali, di conseguenza inizierà a soffocare e reprimere la propria energia vitale. Come conseguenza di questo soffocamento, una parte dell’energia non verrà liberata ma rimarrà bloccata all’interno dei tessuti corporei del bambino, fino a causare tensioni muscolari croniche che Reich indica con il termine “corazze”.  Secondo questo approccio, quindi, lavorando su questi blocchi corporei si può far nuovamente fluire le emozioni represse favorendone quindi la piena espressione e aiutando così il processo di ampliamento della consapevolezza.

Negli ultimi anni si è diffuso un moderno metodo di terapia ispirato ai principi reichiani, che si chiama “pulsation”. In questo metodo l’operatore favorisce il rilascio delle energie attraverso anche un massaggio corporeo e stimolando alcuni punti. Il paziente viene invitato a mettersi supino e a respirare profondamente, riscoprendo questa capacità dimenticata (quanti di voi possono dire di mettere in pratica un respiro profondo caratterizzato da una fase di ispirazione in cui si accumula più aria possibile ed una di espirazione in cui l’aria viene fatta uscire totalmente dal corpo?) Dopodiché il terapeuta sentirà dove sono questi blocchi e cercherà di aiutare il paziente a respirare profondamente massaggiando la parte in cui ritiene che ci sia la “corazza”. Poi inviterà il paziente a muovere le parti periferiche del corpo, dove avviene il rilascio dell’energia, così da favorirne la fuoriuscita. Infine il paziente verrà invitato a connettersi al suo sentire, ovvero alle emozioni che sta provando e a dargli libera espressione. Se emerge rabbia, potrebbe urlare e sbattere i pugni o scalciare, se prova tristezza potrà piangere e  così via. In questo modo la liberazione sarà definitiva, e il paziente potrà sviluppare un senso di leggerezza ed una centratura mai sperimentata fino a quel momento.

Ogni lavoro di crescita personale non può prescindere da un lavoro sulle emozioni. Esprimendole le conosciamo meglio. E se le conosciamo, possiamo trovare il nostro centro. E lavori come Pulsation permettono di trovare prima nel corpo, ed infine nell’anima.

 

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