Recenti studi hanno dimostrato il potere dell’autoironia nella cura della depressione e delle psicopatologie. È stato statisticamente provato che le persone dotate della facoltà di ironizzare su sé stesse, anche sui propri limiti e difetti, sono più felici. Qual’è il motivo? Come mai le persone autoironiche vivono meglio? La risposta è da trovare nella capacità dell’ironia di ” contenere ” i difetti, ovvero di circoscrivere ciò che viene identificato come un limite o un’incapacità ad un determinato ambito della propria vita. Insomma si impedisce a quel difetto di essere pervasivo e di invadere tutta la sfera personale e vitale di un individuo, cosa che accade in chi si prende troppo sul serio. Se non sono capace di riderci su quando mi rendo conto di non avere talento, di non riuscire a fare qualcosa che mi piace, di essere limitato in un ambito della mia vita, corro il rischio di deprimermi perché emerge quella vocina interiore, fastidiosa e ridondante, che mi ripete ossessivamente che sono un buono a nulla, la mia incapacità contamina a macchia d’olio ogni mio aspetto caratteriale e la mia autostima andrà sempre più giù. Al contrario se riesco ad ironizzare su ciò che non mi riesce, sarò in grado di vivere quell’incapacità come un episodio isolato, o addirittura temporaneo. Quando la  vocina criticante emerge dentro la testa, invece di subirla passivamente, chiudendomi in me stesso e facendomi martoriare dalle sue offese o mortificazioni, sarò in grado di replicare, risponderle “sì vabbé, non è mica la fine del mondo”, oppure “stavolta è andata male, la prossima volta andrà meglio”. È questo atteggiamento garantisce maggiore benessere e serenità.

L’autoironia sembra essere una dote innata, ma la buona notizia è che può essere coltivata. Un allenamento costante nel modo di pensare può favorire un atteggiamento più costruttivo e sano. Un ottimo allenamento per allenare l’autoironia può essere quello di osservare il comportamento di altre persone impegnate in attività in cui ci giudichiamo. Se sono goffe, inconcludenti e incostanti, potremmo scoprire che nonostante tutto ci risultano simpatiche, e cosa più importante, non vengono giudicate male dagli altri. Forse neanche da noi. E se non vengono giudicate male dagli altri perché mai dovremmo essere giudicati noi? E soprattutto, se noi non le giudichiamo per i loro errori, perché dovremmo giudicare noi stessi? E allora forza, impariamo a ridere dei nostri difetti, per cosi imparare a gioire delle nostre vittorie.

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