In ognuno di noi esiste una componente psichica maschile e femminile. Potremmo dire, in parole povere, che dentro ognuno di noi vivono un uomo e una donna. La bisessualità psichica fu teorizzata inizialmente da Carl Gustav Jung agli inizi del secolo scorso, per poi essere ripresa svariate volte da diverse correnti di pensiero, e anche le moderne neuroscienze riconoscono l’esistenza di una psiche duale determinata dalla separazione del cervello in due emisferi, quello destro e quello sinistro, a cui sono connesse determinate funzioni, come l’intuizione per il primo e la ragione per il secondo,appartenenti alla componente maschile o femminile di un individuo. La bisessualità psichica ha conseguenze importanti nella nostra vita soprattutto con riferimento alla qualità delle nostre relazioni, infatti l’identità di genere ci porta a tenere nascosta o repressa la nostra parte che rappresenta la polarità opposta, per cui se sono un uomo la mia parte femminile vivrà solo a livello inconscio, e da lì guiderà le mie azioni e reazioni facendomi muovere nel mondo in modo inconsapevole. Lo stesso vale se sono una donna con riferimento alla mia componente maschile. E quali sono queste reazioni inconsapevoli? Esse sono rappresentate dal giudizio o, all’opposto, dall’ammirazione che proviamo nei confronti dell’individuo con cui entriamo in relazione, in particolare nei confronti del partner. Se litighiamo di continuo con il/la nostro/a compagno/a a causa di un suo comportamento che ci causa un immenso fastidio, oppure se ammiriamo qualche sua dote o qualità in maniera esagerata, è probabile che la nostra parte inconscia, maschile o femminile, sia entrata in risonanza con le caratteristiche dell’altro che ci causano giudizio o ammirazione. Mi spiego meglio: le parti inconsce sono rinnegate. Se io sono gentile ed altruista nei confronti del prossimo è probabile che abbia represso la mia parte egoista, che pensa a sé stessa, ma il fatto di averla rinnegata non vuol dire che non esista più. Continua a vivere dentro di me, a livello inconscio, pronta ad emergere e a manifestarsi, soprattutto tramite sensazioni ed emozioni, quando risuona con qualcuno che sia portatore di quella caratteristica rinnegata. Quindi potrei trovare un partner che abbia appunto quella caratteristica di essere centrato su sé stesso e in conseguenza della manifestazione di questo aspetto potrei provare rabbia e giudicarlo, oppure al contrario potrei ammirare la sua capacità di prendersi i suoi spazi, di essere centrato su sé stesso e far venire i suoi bisogni prima di quelli degli altri. In entrambi i casi la mia reazione potrà ledere la relazione, la mia rabbia non canalizzata potrebbe spingermi a buttare in aria la relazione, così come la mia eccessiva ammirazione potrebbe spingermi all’autocritica, a svalutarmi e a credere di non meritarmi di stare con quella persona. Riscoprire il proprio femminile o maschile interiori si rivela dunque fondamentale per avere delle relazioni sane e serene, far emergere le nostre risorse latenti e conoscere ciò che si muove nel nostro animo a livello inconscio ci permette di essere più completi e avere una visione sulla vita più ampia.

Come scoprire il nostro femminile e maschile interiori? Ci sono vari approcci e strumenti terapeutici e non, dalla Gestalt al Voice dialogue, che ci permettono di integrare le energie psichiche inconsce. Tutti partono da una domanda: “cosa potrebbe succedere nella mia vita se usassi un briciolo di quella qualità che giudico o ammiro nell’altro e che sento di aver represso?”

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