Una delle esperienze piú intense che si possano fare in un percorso di counseling o coaching, come anche in alcune psicoterapie, é quella che prevede l’utilizzo delle visualizzazioni (imagery). Si tratta di tecniche di potenziamento dell’Io cosciente con cui si punta a fare emergere una risorsa latente nell’inconscio (o in una rete neurale, secondo indirizzi che si rifanno alla PNL: Programmazione NeuroLinguistica).
Esse rivestono un ruolo fondamentale nel percorso di seduta, sebbene non tutti siano predisposti a questo tipo di lavoro. Alcuni traggono immediato beneficio da un esercizio di imagery facendosi arrivare subito un’intuizione o una nuova consapevolezza, mentre per altri é piú difficile lasciarsi andare e spalancare le porte dell’immaginazione creativa. Per alcuni l’esperienza con la visualizzazione ha carattere quasi cinestetico, riescono a vivere la dimensione immaginativa con tutti i sensi, inducendoli a percepire odori, rumori e sapori immaginari come se fossero reali. Ovviamente questi soggetti sono quelli che traggono maggiori benefici da questa pratica in virtú di una propensione naturale a certi tipi di lavori. Tuttavia ritengo che questa attitudine possa anche essere sviluppata, basta esercitarla con costanza per raggiungere piccoli progressi quotidiani che porteranno ad una piena efficacia di questa tecnica. É come nella meditazione, la difficoltà iniziale riguarda il controllo della mente, ossia l’interferenza da parte di pensieri intrusivi che giungono a disturbare l’esperienza, fanno distrarre e non permettono di stare con le emozioni e sensazioni generate dalla pratica che si sta effettuando. Se avete mai praticato meditazione o mindfullness sapete di cosa parlo, cosí come siete consapevoli del fatto che una pratica costante, al di là delle difficoltà iniziali, permette di migliorare giorno per giorno la nostra attitudine mentale e il nostro stato di presenza. Sarebbe un peccato privarsi dei benefici delle tecniche di imagery perché ci si sofferma troppo sulle difficoltà iniziali.
Ma in cosa consiste un esercizio di visualizzazione? Ne esistono diversi tipi, ma tutte concordano su un punto: servono a liberare le risorse interiori dell’individuo, andare oltre i limiti della mente conscia per individuare la soluzione che spesso abbiamo “sotto gli occhi” ma non riusciamo a vedere perché annebbiati e offuscati dagli automatismi trasmessi dal nostro vivere quotidiano. Esse andrebbero praticate con l’ausilio di un facilitatore o di uno psicoterapeuta che conduca la visualizzazione guidando l’esperienza con la voce, tuttavia può essere svolta anche da soli registrando la propria voce e ascoltandola per guidarci in questo viaggio interiore.

La visualizzazione prevede varie fasi di svolgimento:
1) Chiudere gli occhi e indurre uno stato di rilassamento, concentrandosi dapprima sul respiro e poi portando l’attenzione alle varie parti del corpo e al contatto di alcune parti di essa con il pavimento, una sedia, un materasso o altro.
2) Immaginare un luogo immerso nella natura che ispiri sicurezza, serenità e protezione. Può essere un bosco, una montagna o una spiaggia in riva al mare.
3) Esplorare questo luogo con tutti i sensi, vivere l’esperienza nel modo piú realistico possibile, come se fossimo realmente in quel luogo.
4) Portare l’attenzione alle emozioni che emergono, quali sentimenti vengono fuori. Potrebbe darsi che avvenga un incontro con una nostra parte, come il bambino interiore, oppure con un animale che rappresenti un archetipo, un messaggio con cui il nostro inconscio comunica con noi. In questo caso si starà in ascolto cercando di comprendere cosa vuole comunicarci questa nostra parte.
5) Farsi arrivare un simbolo di sintesi dell’esperienza, un oggetto, un colore, o una persona. Esso sarà l’archetipo che racchiude il nostro processo interiore, il contenitore in cui conserveremo ciò che abbiamo acquisito con questa pratica. Richiamando il simbolo dell’esperienza con la mente conscia potremo attingere al sebatoio di risorse che essa rappresenta e utilizzarle nel momento che riterremo piú opportuno. L’immaginazione é il linguaggio dell’anima, con essa entriamo in contatto con la nostra componente piú profonda, comprendiamo ciò che ha da dirci e il dono che vuole farci trasmettendoci un incoraggiamento, un messaggio o rammentandoci chi siamo realmente e qual’é il nostro compito nel mondo. Per capirlo, dobbiamo parlare la sua stessa lingua.

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