Molti conoscono la serie televisiva di culto “lie to me”. Essa narra la storia di un esperto di comunicazione non verbale, interpretato da Tim Roth, capace di individuare i più piccoli mutamenti nell’aspetto dell’individuo che permettano di stabilire quando quella persona sta mentendo. Questa serie televisiva basa il suo incipit su un assioma molto semplice, coniato da Paul Watzslavick della scuola di Paolo Alto:si comunica anche con il corpo e ad ogni stimolo sensoriale corrisponde una reazione corporea che lascia intuire ciò che l’individuo sta pensando o ha intenzione di dire o fare. Gli stimoli possono essere di tre tipi, auditivo, visivo o cinestesico, a seconda che esso arrivi tramite l’udito, la vista o il tatto. Imparare a riconoscere la reazione a tali stimoli può favorire una comunicazione più efficace,se ci esercitiamo a cogliere i segnali corporei di chi abbiamo di fronte possiamo interagire con questa persona in modo più coerente con ciò che essa vuole realmente comunicarci. Per sperimentare ciò possiamo ricorrere ad un semplice esercizio: trovate un volontario, e invitatelo a chiudere gli occhi. Poi chiedetegli di andare con la mente ad un ricordo del proprio passato, invitandolo di volta in volta a concentrarsi sui rumori, su ciò che vede o su ciò che tocca all’interno della scena. Notate, di volta in volta, i cambiamenti della persona nel respiro, nella postura, nelle espressioni del viso. Noterete delle piccole trasformazioni che testimoniano una reazione all’esperienza sensoriale che la persona sta sperimentando. Collegando quella reazione ad una emozione potrete ricevere un’informazione su ciò che si sta muovendo a livello interiore dell’individuo con cui state interagendo.

Non è manipolazione, si tratta semplicemente di reale comprensione all’interno di un dialogo o di un’interazione più veritiera, in cui il non detto emerge in maniera preponderante integrando la comunicazione e il linguaggio verbale con cui ci si esprime.

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