“Ti chiedo di chiudere gli occhi e di posizionare le mani una accanto all’altra. Porta tutta la tua attenzione alle mani, concentrati sui palmi, tienili a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altro. Poi muovi le mani verso l’esterno e aumenta la distanza tra loro di qualche centimetro, in seguito avvicinale di nuovo senza farle toccare. Ripeti la sequenza un po’ di volte, concentrandoti sulla spazio tra i due palmi. Che cosa noti?”

“È come se riuscissi a impastare l’aria…anzi, è come se avessi una sostanza gommosa ed invisibile sulle mani, che le fa attrarre tra loro.”

Riaprii gli occhi e guardai il mio facilitatore con aria sbigottita. Spalancai la bocca, alla ricerca di qualche parola, una frase o un quesito che non riuscivo a formulare. Ero letteralmente paralizzato dallo stupore. Ero alla mia prima seduta in assoluto di Voice Dialogue e il facilitatore mi aveva introdotto al mondo di questo metodo facendomi fare esperienza delle “energie” (o campi energetici).

” Siamo fatti di energia” disse, mentre mi sorrideva in reazione alla mia espressione sconvolta, la mascella spalancata e gli occhi sbarrati che roteavano vorticosamente e si posavano sui vari angoli dello studio alla ricerca di qualche punto di riferimento che contrastasse la mia sensazione di smarrimento.

“La fisica quantistica, con le sue scoperte, ha confermato ciò che le tradizioni e filosofie orientali hanno postulato migliaia di anni fa: la materia solida non esiste, ciò che rappresenta la realtà è un flusso di energie all’interno del quale siamo immersi noi e il nostro ambiente.”

Gli restituii uno sguardo perplesso. Non avevo capito niente di ciò che aveva detto, per cui pensò bene di farmi fare un altro esercizio per cercare di fugare i miei persistenti dubbi. Davanti a certi temi, che prevedono l’abbandono della mente razionale per comprendere ad un livello più sottile, l’esperienza della prova concreta è l’unico mezzo che ci consente di ampliare la nostra consapevolezza e di superare i limiti che ci imponiamo quando utilizziamo il solo intelletto come mezzo di crescita e apprendimento.

Il facilitatore mi chiese di mettermi in un angolo dello studio dandogli le spalle, posizionandomi con lo sguardo rivolto verso il muro. Lui si posizionò di fronte a me, all’altro lato della stanza.

“Ora avanzero’ verso di te. Ti chiedo di chiudere gli occhi e di concentrarti, porta tutta l’attenzione al tuo interno. Osserva l’ambiente che ti circonda con il tuo occhio interiore, cerca di percepire la mia presenza e individua un punto qualsiasi della stanza. Quando senti che sono arrivato in quel punto esatto, riapri gli occhi e voltati.”

Chiusi gli occhi e mi concentrai. Visualizzai l’ambiente circostante e il punto in cui si trovava il facilitatore. Poi fissai il punto in cui avevo deciso che avrei riaperto gli occhi quando il facilitatore vi fosse giunto. Optai per il centro della stanza. Trascorsero alcuni secondi che parvero un’eternità, ero scivolato in una dimensione interiore ovattata, come se fossi in un altro stato dell’essere. Non percepivo niente con i sensi comuni, non udivo il rumore di passi del facilitatore che si avvicinava, non potevo vederlo perché ero voltato di spalle ed a occhi chiusi. Inoltre non percepivo più i limiti tattili del mio corpo, che sentivo espanso e pervadente. Ero davvero immerso in una diversa modalità di sentire.

D’un tratto provai una sensazione interiore particolare, che non riesco a rendere con le parole. Diciamo che ho sentito come se fossi entrato in contatto con qualcosa di diverso e che questo incontro avesse generato un attrito da cui aveva origine un calore invasivo e pulsante. In quel preciso istante aprii gli occhi e mi voltai. Il facilitatore era esattamente al centro della stanza. Mi ero voltato proprio nell’istante in cui, nella sua avanzata verso di me, era giunto nel punto della stanza su cui avevo portato il mio occhio interiore.

Il facilitatore allargò le braccia e sorrise nuovamente. Aveva uno sguardo enigmatico, come se mi stesse chiedendo “e allora?”

“Sono qui” disse infine, “qual’era il punto in cui avevi deciso che ti saresti voltato quando vi fossi giunto?”

Non risposi. Sollevai un braccio e, senza neanche guardarlo, indicai con la mano il punto in cui si trovava.

Sarebbe riduttivo dire che uscii sconvolto da quello studio. Ero letteralmente fuori di me, tramortito e spaurito per quella esperienza potente e travolgente. All’epoca ero molto concreto e razionale, avevo sempre rifiutato approcci esoterici e spirituali alla vita, e quell’esperienza aveva attivato un processo attraverso cui avrei messo in discussione tutte le mie convinzioni. Sono passati diversi anni e un numero considerevole di sedute di Voice Dialogue da quel giorno, ho intrapreso un percorso di studi iscrivendomi alla scuola di formazione per counselor e coach “Innerteam” diretta dalla dottoressa Franca Errani, ho conseguito il diploma, ho iniziato ad esercitare la professione di counselor, contestualmente mi sono iscritto ad un master di specializzazione nel metodo BMD (BodyMind dialogue) tenuto sempre dall’Istituto Innerteam. Tutto è cominciato quel pomeriggio di un giorno di Maggio, in cui la mia esistenza è stata sconvolta da una rivelazione sconvolgente: c’è un mondo invisibile, sotterraneo, che si muove al di sotto della nostra pelle, delle nostra ossa, organi, tessuti e cellule, ovvero del nostro corpo fisico. È il mondo delle energie, quella dimensione interiore in cui tutti ci muoviamo, più o meno consapevolmente. Il Voice Dialogue, rifacendosi a tradizioni filosofiche che risalgono alla notte dei tempi, ha strutturato l’assunto per cui le parti, o sé, che compongono la nostra mappa della psiche, sono degli schemi energetici. Ognuno di questi sé ha dei propri sentimenti, emozioni e sensazioni, oltre alle proprie convinzioni, e ci porta la sua prospettiva e la sua ottica sulla realtà e sulla vita. Gli Stone hanno adottato l’antico simbolo del Lemnisco, ovvero l’otto orizzontale, simbolo dell’infinito, per esprimere il fluire di queste energie all’interno del nostro animo, un flusso energetico che fa manifestare le nostre parti con cui ci muoviamo nel mondo e che mostriamo agli altri.

Che implicazioni ha questa intuizione degli Stone? Essi hanno postulato tre principi attinenti all’aspetto energetico del Voice Dialogue: 1) l’energia segue il pensiero, per cui un uomo può dirigere  il flusso di energia a diverse parti di se stesso, per sviluppare una consapevolezza in merito ai propri schemi energetici e controllare quali “sé” far emergere consapevolmente.

2) Induzione, per cui un individuo può indurre, più o meno consapevolmente, l’emersione di una parte in un altro soggetto richiamando l’energia, o il sé, che si vuole stimolare nell’altro.

3) Risonanza, ovvero che le nostre energie risuonano con l’ambiente esterno, per cui potrebbero emergere delle parti che risuonano per similitudine con ciò che si manifesta fuori di noi. Per fare un esempio poniamo l’ipotesi di relazionarci con una persona triste. Se entriamo in risonanza con quella tristezza dopo un po’ cominceremo a sentirci tristi anche noi, qualcosa al nostro interno vibrerà e verrà richiamata da quella tristezza, un sentimento analogo derivante da una parte risvegliata da un suo simile di cui percepisce la presenza.

Ciò ha diverse implicazioni sul piano dei percorsi di trasformazione che si può intraprendere. Innanzitutto alimenta il processo di consapevolezza, permettendo di comprendere da dove viene una condizione emotiva, da cosa ha origine una mia azione o un modo di relazionarmi con l’ambiente esterno. In secondo luogo, quando abbiamo sviluppato questa consapevolezza, possiamo agire da questa ottica centrata e consapevole per dirigere le nostre vite nella direzione che desideriamo, richiamando la risorsa che riteniamo più opportuna in una determinata situazione della nostra vita e che ci viene portata da uno dei nostri sé.

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