Uno dei grandi filoni in cui si divide la moderna psicologia è rappresentato dalla “psicologia sistemica”. In questa corrente di pensiero l’uomo non viene visto come un’entità a sé stante, separata dal tutto, ma viene visto come parte di un “sistema”, un gruppo, una collettività, che ne determina pensieri, emozioni, azioni e reazioni. Questo approccio prende le mosse direttamente da Carl Gustav Jung e dalle sue intuizioni sull’inconscio collettivo, ovvero di quell’inconscio comune all’intera umanità, condiviso da tutti gli individui di ogni epoca storica a cui sono stati trasmessi delle paure, emozioni e sensazioni che sembrano avere un carattere innato, non riconducibile all’esperienza di vita di un singolo individuo. Per fare un esempio, l’inconscia paura del buio, oppure la fobia per i rettili deriverebbero direttamente dall’uomo primitivo, da un’epoca in cui il morso di un serpente poteva essere letale e nel buio si nascondevano minacce che ne minavano la sopravvivenza.

Prendendo le mosse dagli studi di Jung, a partire dagli anni 60 si è sviluppata la cd. “Psicologia transpersonale” di cui la psicologia sistemica è erede diretta, caratterizzata da un approccio più “spirituale” ai problemi e alle vicende umane. Profondamente infarcito di esoterismo, di aspetti filosofici e religiosi, la psicologia transpersonale ha sviluppato un’ottica che rappresenta la sintesi tra pensiero occidentale ed orientale, tra un pensiero più razionale e comportamentista ed uno più introspettivo ed olistico.

Una delle massime espressioni della psicologia sistemica è rappresentato dal metodo delle “costellazioni familiari”, creato dal filosofo, teologo e psicoterapeuta tedesco Bert Hellinger. In questo modello l’individuo viene “analizzato” tenendo presente la sua appartenenza ad un “sistema” rappresentato dalla sua famiglia. In pratica secondo questo metodo tutte le sofferenze dell’individuo, le malattie, le fobie, le difficoltà, sono ereditate dal suo nucleo familiare e fintanto che in esso non venga ristabilito un ordine naturale quelle sofferenze sono destinate a permanere.

Il funzionamento di una seduta di costellazioni familiari è piuttosto semplice: il terapeuta guida la seduta offrendo unicamente un supporto energetico e di “presenza”, dando un contributo minimo da un punto di vista pratico. All’inizio della seduta egli invita un individuo, che potremmo chiamare “costellato”, a scegliere tra un gruppo di persone, coloro che dovranno interpretare il ruolo di alcuni suoi familiari. In seguito il costellato li piazza all’interno della stanza, come se volesse creare una costellazione in cui ciascuno dei suoi interpreti/diventa parte di un sistema.

A questo punto i partecipanti vengono invitati unicamente a “sentire” come stanno in quel luogo e in quel ruolo. Il costellato osserva la scena e anche lui rimane in contatto delle sue sensazioni ed emozioni, osservando cosa cambia dentro di lui man mano che cambia la scena.

Ciascuno degli interpreti potrebbe infatti decidere di spostarsi, di agire in un determinato modo, di porre in essere una reazione per esprimere un’emozione. In base ad esse, il terapeuta, in collaborazione con il costellato e gli altri partecipanti, potrà dare un’interpretazione di ciò che è avvenuto e dell’influenza che sta avendo il “sistema familiare” su un determinato problema del costellato. Potrebbe darsi, per esempio, che il costellato si stia facendo carico di un problema di un suo familiare e che quindi la sua sofferenza sia un modo per “espiare” la sofferenza originaria di un altro membro della famiglia. La consapevolezza di ciò, che la sofferenza non appartenga al costellato ma sia ereditata da un altro individuo può avere un effetto liberatorio e in effetti diverse persone hanno dichiarato di essere guarite e di essersi liberati di una sofferenza grazie a questo metodo, addirittura grazie ad una sola seduta, tuttavia va detto che questo modello va utilizzato con prudenza e da una persona competente,sensibile ed adeguatamente formata. Si sono registrati anche casi di suicidio da parte di persone che si sono tolte la vita dopo aver preso parte ad una costellazione familiare, quindi bisogna fare molta attenzione nell’utilizzo di questo metodo.

Per quanto mi riguarda devo dire di aver avuto esperienza diretta e di aver partecipato ad una costellazione. Mi sono avvicinato a questo approccio con un grosso bagaglio di scetticismo e diffidenza, ero ad un corso di formazione in counseling e ad un tratto, senza essere avvisati, ci viene proposto di fare una costellazione. Ho partecipato controvoglia, sicuro che quell’esperienza sarebbe stata inutile se non dannosa, ma mi sono dovuto ricredere quasi subito. La persona costellata, una giovane ragazza che stava affrontando un dolore causato da un dramma familiare immenso, si avvicina a me. Io ero distratto, guardavo il soffitto, desiderando di essere da un’altra parte e che quella pagliacciata finisse in fretta, e all’improvviso sono diventato preda di una sorta di magnetismo che ha catturato il mio sguardo e mi ha imposto di guardare quella ragazza negli occhi per pochi istanti che sembrarono un’eternità. Restammo così, immobili, a guardarci per alcuni secondi, forse per un minuto, non so dirlo con esattezza, ciò che ricordo è che dentro di me cresceva la sensazione di aver già visto quella ragazza, anzi che ci conoscessimo da sempre. D’un tratto mi afferrò la mano delicatamente. “Tu sei…” disse, e mi accompagnò in un angolo della stanza.

“Come stai lì?” mi chiese il facilitatore.

Non riuscivo a parlare. Era proprio il mio posto. Il mio ruolo. Emersero ricordi del mio passato, della mia storia, che combaciavano perfettamente con il ruolo che stavo ricoprendo in quel sistema. Emozioni rimosse, persone ricordate, tornarono alla mia coscienza e alla mia consapevolezza, danzando nel mio animo in un turbine selvaggio e potente. I miei compagni ebbero la stessa reazione. Fu un’esperienza potente, che forse ha cambiato l’esistenza della ragazza costellata. Nel mio caso, non mi ha cambiato l vita . Ma ha sicuramente lasciato il segno, lasciandomi la voglia di continuare a lavorare su certi aspetti della mi personalità.

Ma questa, è un’altra storia.

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