La scrittura ha accompagnato l’umanità fin dai suoi albori. Possiamo dire che l’inizio delle civiltà evolute possa farsi coincidere con il sorgere degli alfabeti e l’utilizzo della scrittura. I Sumeri furono il primo popolo, circa 6000 anni fa, a coniare un sistema alfabetico che veniva poi fatto apprendere nelle scuole e veniva utilizzato per trasmettere il sapere, le scoperte e le epopee del passato, traslate dai miti e dalla religione (basti pensare all’epopea babilonese di Gilgamesh).

Non è un caso, quindi, che in molti indirizzi psicoanalitici, si faccia ampio ricorso alla scrittura come strumento di guarigione e terapia, così come venga utilizzato nei percorsi di crescita personale per fare emergere l’empowerment del singolo individuo. Sembra che l’uomo sia nato per scrivere, è una delle poche attività in grado di calmare la mente, rallentare il flusso dei pensieri e permetterci un contatto con il nucleo più profondo del nostro essere. La scrittura è meditazione, contemplazione,  riesce a farci cambiare prospettiva grazie alla sua funzione catartica, quel “buttare fuori” con l’ausilio della penna che diventa così una protesi dell’anima con cui riportare sul foglio un’emozione o una sensazione che premono per uscire. Se non fosse per la scrittura, quel mondo emotivo sarebbe ingolfato, troverebbe un intoppo nel suo percorso di emersione, e farebbe male.

I mondi, i personaggi e gli ambienti che siamo capaci di creare grazie alla nostra fantasia, sono metafore del nostro inconscio, materializzazioni di simboli che esprimono la nostra pura essenza.  E’ per questo motivo che ci emozioniamo quando leggiamo un romanzo o un racconto, la metafora riportata in quello scritto evoca il nostro mondo interiore, lo fa vibrare grazie ad una risonanza tra anime, che in quel momento parlano lo stesso linguaggio.

Tutti dovrebbero scrivere. Se non altro, per riuscire a comunicare davvero con il prossimo, ed entrare in contatto con la reciproca, vera umanità, da cui tutti prendiamo origine.

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