L’essere umano, fin dalla notte dei tempi, ha dedicato gran parte della sua ricerca e dei suoi sforzi al perseguimento della felicità. Se ci pensiamo bene la storia evolutiva dell’umanità, il progresso, le azioni collettive del genere umano, hanno sempre avuto l’obiettivo di far giungere un singolo individuo, come anche un gruppo, una nazione o l’umanità intera, al benessere e alla felicità. Anche gli eventi più biechi, tristi e tragici della storia umana, erano mossi da questo intento positivo. Le guerre sono sempre state mosse da un ideale che voleva consentire ad un popolo il raggiungimento di una condizione futura, una volta terminata la guerra, caratterizzata da stabilità e benessere. I nazisti hanno condotto il mondo verso quel disastro che è stato la Seconda guerra mondiale con l’obiettivo di garantire uno spazio vitale duraturo e fertile al popolo tedesco. I jihadisti guidano le loro campagne di odio e distruzione convinti di guadagnarsi il paradiso in una vita ultraterrena. E così via.

Le risposte dell’umanità alla domanda “che cos’è la felicità?” quindi, sono state le più disparate e talvolta sono discordanti tra loro. Ovviamente non è mia intenzione, in queste righe, dare una risposta esaustiva a questo tema. Fior di filosofi hanno fallito in questo arduo compito ma vorrei dilettarmi ad offrire la mia considerazione su questo tema.

Ovviamente ho studiato e ho letto tanto e anche io ho sentito il bisogno di capire cosa fosse la felicità. La conclusione cui sono giunto è frutto di due appassionanti letture che hanno accompagnato il mio percorso di crescita personale. Una di queste letture è “il codice dell’anima” di James Hillmann. L’autore, un filosofo e psicoterapeuta di formazione junghiana, ritiene che la felicità risieda nel trovare lo scopo per cui siamo venuti al mondo. Egli, rifacendosi alla mitologia greca, ritiene che tutti noi siamo accompagnati in questo viaggio da un’anima, il “Daimon”, che si incarna in questa esistenza terrena con una missione, uno scopo,per fare un’esperienza. Trovare quindi ,il motivo di questo viaggio scoprire qual’è la nostra missione diventa così l’obiettivo della nostra vita e se non rispondiamo alla chiamata del Daimon, se rimaniamo sordi alla sua richiesta di trovare questo scopo e realizzarlo, ci condanniamo all’infelicità e ci ammaliamo. Hillmann spiega così la maggior parte delle malattie psicologiche quali depressione, bipolarismo, schizofrenia, ecc. Esse non sono altro che modi con cui il Daimon manifesta il suo malcontento per la mancata realizzazione della missione per cui si è venuti al mondo.

L’altra lettura che mi ha segnato è “il potere di adesso” di Eckart Tolle. È difficile spiegare qualcosa di questo libro straordinario, uno dei pochi che può davvero cambiare e sconvolgere la vita di chi lo legge. Per Tolle la felicità risiede nella dissoluzione dell’Ego che avviene sviluppando un completo stato di Presenza, ovvero nel vivere il qui ed ora, senza quel fastidioso brusio mentale che ci aliena di continuo, facendoci perdere la bellezza del presente. Secondo Tolle la vera felicità risiede quindi nella capacità di vivere intensamente, totalmente, l’attimo presente, perché tale atteggiamento dissolve l’Ego e di conseguenza i pensieri negativi così come le emozioni negative da cui esse hanno origine scompaiono.

Io ritengo che la verità stia nel mezzo di ciò che questi due grandi pensatori hanno detto scritto. Ritengo davvero che tutti nasciamo con una missione. E per trovarla dobbiamo sviluppare quell’intenso stato di presenza di cui parla Tolle. È lì, in quella condizione, libera, potente e leggera come l’aria, che possiamo far emergere l’intuizione che giunfe direttamente dalle profondità del nostro animo su quale sia davvero il senso della nostra vita. E certamente giungere ad una risposta ad un quesito esistenziale così profondo, è un ottimo strumento per garantirsi la felicità.

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