“Il vero viaggio di scoperta non consiste nell’esplorare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”

Marcell Proust

Chi non ha mai sognato, almeno una volta nella vita, di mollare tutto, partire, ricominciare daccapo da un’altra parte? Quando la vita non ci soddisfa, il presente appare frustrante e carico di sofferenze, diasagi e delusioni, la partenza appare come l’unica soluzione, meglio ancora se la meta è sconosciuta, il viaggio si preannuncia come un’esperienza carica di scoperte, emozioni nuove ed avventure entusiasmanti.
Queste premesse hanno mosso migliaia di sognatori nel corso degli anni i quali, inseguendo la promessa di una nuova vita, hanno mollato lavoro, famiglia ed affetti per lanciarsi a capofitto in questa esperienza. Tuttavia molti di loro hanno testimoniato di non aver trovato ciò che cercavano e si sono ritrovati a dover affrontare un mesto ritorno a casa, carico di rammarico e delusione, qualcuno non ce l’ha fatta a superare il dolore causato dalla perdita della loro ultima speranza di essere felici ed è morto, per suicidio o per overdose, dopo essersi abbandonato ad una dipendenza che è preludio ad una morte, meno dolorosa e consapevole ma presuppone il medesimo grado di abbandono e di resa rispetto alle difficoltà della vita.
Cosa non ha funzionato? Perché queste persone non hanno trovato la felicità?
C’è una splendida canzone di Eugenio Finardi, “Extraterrestre”, che spiega molto bene la situazione in cui si ritrova chi spera di superare le proprie sofferenze ed incertezze semplicemente cambiando l’ambiente esterno. La canzone narra di un homo che manda un messaggio nello spazio, invocando un aiuto da parte di un’entità extraterrestre che lo porti via e lo accompagni in un altro mondo dove poter ricominciare. La sua preghiera ottiene risposta perché l’uomo viene in effetti ” rapito” dagli alieni e si ritrova effettivamente su un altro pianeta. Dapprima viene colto dall’entusiasmo, il nuovo mondo è tutto da scoprire, terre su cui viaggiare, mari su cui navigare…ma ben presto l’uomo si rende conto che nonostante questa nuova vita in realtà dentro di lui nulla é cambiato, le sue paure non se ne sono andate, anzi sono semmai aumentate, ben presto la solitudine si impadronisce della sua vita che torna ad essere una lunga e dolorosa austerità. La canzone si chiude con uno struggente ed accorato appello: “Extraterrestre, portami via, voglio tornare indietro a casa mia, extraterrestre, vienimi a pigliare, voglio tornare per ricominciare…”
Si può partire, e il viaggio può effettivamente rappresentare una grandiosa esperienza di vita. La trappola è rappresentata dall’idea di fuga, se la partenza vuole essere solo un modo per per fuggire dalle proprie debolezze e i propri problemi ben presto l’illusione di trovare la felicità anelata durante il viaggio, si trasformerà in delusione. Questo perche non si può posticipare la felicità, delegandola ad un momento postumo futuro o ad un avvenimento ipotetico che dovrebbe avvenire in un non meglio precisato momento della nostra esistenza. La felicità va ricercata nel qui ed ora. Il viaggio comincia da dentro, dal desiderio di cambiare la prospettiva da cui si osservano gli eventi della propria vita. Se il nostro presente ci fa soffrire o ci provoca disagio, dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento interiore e sviluppare una diversa qualità di presenza rispetto agli eventi che ci accadono. Il nostro lavoro non ci soddisfa? Proviamo a cambiare il nostro rapporto con i colleghi, ad essere noi per primi il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo. Siamo in una relazione che ci fa soffrire? Cerchiamo di capire quale contributo diamo a quella sofferenza, quale nostro comportamento alimenta quella dinamica perversa e distorta che provoca disagio e sofferenza.
Cominciamo a cambiare da dentro, e questo cambiamento si rifletterà anche all’esterno, nell’ambiente in cui viviamo. Prendiamo in mano la nostra vita, e il viaggio di scoperta diverra infinito. E in alcuni casi non sarà necessario muovere neppure un passo.

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