Quando si parla di “compassione“, normalmente si pensa alla pietà, a quel sentimento che fa provare pena per un altro essere umano in ragione di una sofferenza che lo sta attanagliando. In realtà questa concezione è erronea, deriva dal mondo cristiano quale espressione di una virtù che potevano manifestare gli uomini per manifestare la grazia divina, ma in origine la compassione aveva un significato ben diverso: questo termine deriva dal latino cum-patire, ovvero “patire insieme”, ed esprime quella predisposizione emotiva a condividere le sofferenze di un altro essere umano e a far provare il desiderio di aiutarlo a venir fuori dalla condizione di dolore in cui si trova. E’ qui che la compassione in senso originario si distingue da quella cristiana, la prima è attiva e dinamica, la seconda passiva e statica, si limita a condividere, a raccogliersi con la persona in quel dolore, a carezzarla, abbraccciarla, senza necessariamente incoraggiare a vedere uno spiraglio di positività in fondo al tunnel.

Una vita basata sulla vera compassione può garantire una felicità e serenità duraturi. E’ una vita con uno scopo, piena di significato, l’esistenza delle persone che vivono con compassione verso gli altri propri simili è ricca di affetto, gioia e ed emozioni positive. La compassione è all’origine di molte filosofie orientali ed anima lo spirito di coloro che si dedicano al volontariato. Stimola a dare il proprio contributo per cambiare il mondo così da renderlo un posto migliore.

La compassione può essere una dote innata, tuttavia se non la possedete sappiate che può essere sviluppata. Essa può diventare anche terapia, ed aiutarvi a venire fuori da un momento difficile. Nel mondo migliaia di persone sono state salvate dalla compassione, guarendo dalla depressione o da malattie psichiche grazie allo spirito di aiutare il prossimo. La sofferenza condivisa alleggerisce il peso che le persone si portano dietro nel mondo, permette di sentirsi parte di qualcosa di più grande, una particella del Tutto che ci circonda, che alimenta la propria vitalità e quella degli altri con cui entriamo in relazione.

Per sviluppare la compassione bisogna innanzitutto imparare ad essere compassionevoli verso sè stessi.

L’individuo veramente compassionevole è colui che sa ascoltarsi, riconoscere i propri difetti, accogliere le proprie ferite e che non ha paura di mostrarle al prossimo.

La compassione è un flusso che parte dall’interno e si rivolge all’esterno, in un circuito che si autolimenta. Provo compassione per me stesso come espressione dell’amore e del rispetto che provo nei miei confronti, che diventa poi anche amore per gli altri. Se penso “io voglio essere realmente felice” o “io non voglio più soffrire”, sarò in grado di dire e pensare anche “io voglio che tu sia felice” oppure “io voglio che tu non soffra più”.

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