Le storie zen sono sempre fonte di grande ispirazione e saggezza. Una delle mie preferite narra di due monaci zen che stavano attraversando un sentiero di montagna per recarsi ad un pellegrinaggio. Ad un tratto incrociarono una bellissima donna che indossava un candido kimono bianco. La donna doveva attraversare la strada ma una pozzanghera fangosa le impediva di arrivare sull’altro bordo della strada senza sporcarsi, così uno dei due monaci, senza pensarci due volte, la prese in spalla e la aiutò ad attraversare senza sporcarsi. I due monaci continuarono il loro cammino fin quando verso l’ora del tramonto, cioè dopo svariate ore dall’incontro con la donna, uno dei due disse all’altro:”non avresti dovuto! Abbiamo fatto voto di castità, per noi monaci è vietato toccare le donne. Hai infranto una delle nostre regole.”
L’altro monaco rispose serenamente:” mio buon amico, ti vedo turbato, e io so bene il motivo per cui lo sei. Durante tutte queste ore tu sei rimasto lì, davanti a quella pozzanghera, mentre io sono andato avanti”.
Questa storia può spiegare meglio di qualunque altra l’essenza del pensiero rimuginante, ovvero quella tendenza innata nell’essere umano ad estraniarsi dal presente per rimanere preda di un automatismo che vede pensare ossessivamente e costantemente ad un evento del passato che lo ha sconvolto emotivamente.
Un loop mentale del genere alimenta emozioni negative che a sua volta alimenteranno ulteriori pensieri negativi fino a radicarsi in convinzioni, stati d’animo e comportamenti disfunzionali ed inutili, se non dannosi. Solo la “presenza” può preservarci da questo rischio, la consapevolezza del pensiero compulsivo deve spronarci ad un esercizio costante e quotidiano volto a vivere il “qui ed ora” così da imparare a “lasciare andare” il passato. Qualunque sia l’evento passato, l’impatto sulla nostra vita che esso può avere dipende unicamente da noi. Possiamo contenerlo, circoscriverlo o addirittura isolarlo. Tutto dipende da noi e dal nostro stato di presenza.

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