La comunicazione avviene a più livelli: verbale, non verbale e paraverbale. Infatti non si comunica solo con le parole ma anche con il corpo, la postura, la gestualità delle mani, lo sguardo, rappresentano elementi con cui trasmetto un messaggio al mio interlocutore. Allo stesso tempo rappresentano strumenti di comunicazione anche “il modo” in cui comunico, ovvero il tono di voce, le pause tra una frase e l’altra, l’attenzione al respiro.
Prestare attenzione agli aspetti non verbali e paraverbali della comunicazione garantisce una maggiore efficacia comunicativa, una risonanza con la persona con cui interagisco. In particolare, se voglio persuadere il mio interlocutore o convincerlo di qualcosa, l’aspetto comunicativo risulterà fondamentale affinché io ottenga il mio obiettivo. A tal proposito è stata sviluppata una semplice ed efficace tecnica ampiamente utilizzata nell’ambito delle relazioni d’aiuto da parte di counselor e coach, e in seguito sfruttata anche da operatori con fini meno “nobili” ma per cui l’aspetto comunicativo è ugualmente di primaria importanza, ovvero venditori di prodotti, rappresentanti e informatori aziendali. Questa tecnica, ideata nell’ambito della PNL (programmazione neuro-linguistica), è nota col nome “mirroring”. Essa prevede di “rispecchiare” i comportamenti di un proprio interlocutore, ossia imitare la sua postura, i suoi gesti inconsapevoli come anche il tono della voce. Dopo un po’ di tempo, la seconda fase di “mirroring” prevede un cambiamento, da parte di chi rispecchia, nel lunguaggio non verbale e paraverbale: cambiare la postura, alzare lievemente il tono di voce, accavallare le gambe o roteare le mani mentre si parla. Se l’interlocutore ci segue, imitando il nostro gesto e seguendo il cambiamento, il mirroring ha avuto successo. Da qui in poi, posso indirizzare il dialogo nella direzione che voglio e verso l’obiettivo che mi sono prefisso. Il mirroring è una tecnica che ha una valenza ipnotica, conoscendone i fondamenti e imparando a padroneggiarla posso ottenere risultati positivi per me stesso ma anche per gli altri. Nelle relazioni d’aiuto, fondando il rapporto counselor-cliente (ma anche terapeuta-paziente nell’ambito della psicoterapia), posso instaurare grazie al mirroring quel rapporto di fiducia di partenza col cliente-paziente indispensabile affinché lui mi segua nel percorso di cambiamento e trasformazione.

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