Negli ultimi anni si è affermato un curioso fenomeno relativo alle relazioni, sia quelle amorose che di amicizia: il “ghosting”. Un numero sempre più elevato di persone ha iniziato a sviluppare la tendenza ad interrompere le relazioni sparendo all’improvviso. Senza fornire alcuna spiegazione, il “ghoster” di punto in bianco non risponde più alle telefonate, ai messaggi o alle mail, non si fa sentire né vedere. Sembra che sia letteralmente scomparso nel nulla, e di lui la fidanzata, l’amico o anche il semplice conoscente perde ogni traccia, nonostante i vani tentativi di parlargli e chiedere chiarimenti.
Fenomeno partorito dall’epoca digitale, in cui i dialoghi e le interrelazioni sociali stanno diventando sempre più virtuali, il ghosting rappresenta la reazione ad un disagio relazionale che non si sa eprimere, o non si trova il coraggio di farlo. In questa era in cui la comunicazione avviene principalmente attraverso chat, sms, mail e videochiamate, si è sviluppata la tendenza a filtrare le informazioni, lo smartphone o il tablet attraverso cui interagiamo diventa uno strumento di manipolazione della realtà, attraverso di essi posso “mostrare” ciò che voglio, fingere di essere diverso da ciò che in realtà sono, lo schermo del cellulare diventa uno scudo dietro cui nascondere quelli che considero i miei difetti e i miei limiti. In fondo, se si nota che la situazione ci sta sfuggendo di mano e ci viene chiesto di esporci, mostrare la nostra persona, la nostra faccia e la nostra essenza possiamo sempre rifiutarci di farlo. Basta smettere di rispondere a chiamate e messaggi. Basta scomparire.
Da questa modalità reattiva ad un disagio si svilupperà la tendenza a perpetrare questo malsano meccanismo anche alle relazioni più profonde. Ci abituiamo all’idea che la fuga sia la soluzione migliore, più facile ai problemi, così la riproponiamo anche in altri ambiti della nostra vita. Affrontare un disagio relazionale dialogando di persona, mettendoci la faccia e soprattutto i sentimenti, è senz’altro più difficile, oltre che doloroso. Magari la nostra storia d’amore è giunta al termine, non amiamo più il nostro partner ma non troviamo il coraggio di dirglielo apertamente perché non vogliamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni, essere la causa di dispiacere e delusione da parte dell’altra persona. Siamo troppo abituati a “dimostrare” piuttosto che ad “essere”, così l’unica soluzione che ci viene in mente è quella di sottrarci al confronto, evitare la persona, ignorarla, far finta che non sia mai esistita. Sparire. Ci rendiamo conto che con questo comportamento otteniamo ugualmente il risultato di provocare dispiacere e delusione nell’altro, ma poco importa, tanto io non lo vedo, non sono presente. Lo sguardo carico di delusione e dolore di colui che voglio evitare, non mi trafigge. Le sue emozioni di tristezza, rabbia e rancore, non mi investono. Ed è questo che voglio evitare. Non vedo quella persona, quindi non ci penso. E in questo modo riesco a rimanere immune dal senso di colpa.
Conosco bene il fenomeno del ghosting perché anche io sono stato un “ghoster”. Talvolta lo sono tuttora. So bene cosa si agita nei meandri dell’animo di chi rifugge il problema, rimanda il momento del confronto e infine, rinunciando definitivamente a trovare il coraggio di dire le cose come stanno, sparisce. Conosco bene l’ansia di dover dimostrare di non essere ciò che si è perché si teme che non venga accettato ed amato dagli altri. Sono in grado di riconoscere in un batter d’occhio la scomoda sensazione che si prova al solo pensiero che gli altri rimangano delusi quando scopriranno la verità su di noi, una sensazione che diventa paura, poi ansia, forse panico, e per liberarti da questo vortice di sensazioni scomode reagisci con l’unico automatismo che conosci: la fuga. Poi ho capito che nella vita non si può sempre scappare. La vita continua, e ci presenta continuamente le medesime situazioni che non abbiamo il coraggio di affrontare. Quindi ho cercato di trovare il coraggio che mi mancava, ho iniziato ad affrontare le mie paure e ho scoperto che spesso erano infondate. La delusione e la collera nei miei confronti non si erano manifestate, o comunque non erano così devastanti come mi ero prefigurato. Ho capito quanto possa essere menzognera la paura, e che il coraggio ripaga sempre. A volte la verità può far male, ma nel lungo termine ci rendiamo conto che grazie a quel dolore i nostri rapporti sono diventati più sani, più maturi, forse anche più belli.
Essere un ghoster vuol dire fuggire innanzitutto da sé stessi. Affrontare le situazioni con sincerità, apertura e serenità vuol dire diventare uomini. Crescere. Cambiare.

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