Più o meno tutti, prima o poi, ci troviamo nella condizione di rivestire il ruolo di genitori. Mettiamo al mondo un figlio e ci arroghiamo il compito di indirizzarlo nel mondo, farlo crescere, garantirgli un’istruzione, trasmettergli dei principi e valori, degli obiettivi e sogni per quando sarà grande.

È un compito non facile, sicuramente il mestiere di genitore è il più complicato tra tutti, spesso i problemi che un individuo riscontra da adulto derivano dalla sua infanzia,  soprattutto dal modo in cui il padre o la madre si sono approcciati con lui in quella fase delicata della vita. In ogni caso, non è detto che il problema risieda unicamente nel fatto di aver avuto dei “cattivi genitori”. Non esiste il genitore perfetto. Anche il genitore migliore del mondo sbaglierà qualcosa in quanto l’essere umano nella prima fase della sua vita è un essere estremamente fragile e vulnerabile. È da poco avvenuto il distacco dal cordone ombelicale e il bambino porta ancora memoria del “trauma” della venuta al mondo, lascia il buio del ventre materno per accedere alla luce ma quel bagliore accecante lo disorienta, inquieta e spaventa. Il bambino reca ancora traccia in sé, ad un livello non ancora troppo profondo, per cui ancora accessibile dalla sua coscienza, la memoria dell’infinito da cui proveniamo. In una tsle condizione di vulnerabilità, è normale che basti ben poco per ferire quella creatura innocente. Uno sguardo non sufficientemente amorevole da parte del padre o della madre basta per essere interpretato come mancanza di affetto e protezione e far emergere sentimenti di abbandono e solitudine, un “No” ad una richiesta del bambino da parte di un genitore, magari detto in maniera troppo energica, può continuare a rimbombare nelle orecchie e nell’anima del bambino per anni, trasmettendo un senso di negazione d’amore. Se avete dei rapporti conflittuali con i vostri genitori, riflettete su questo aspetto. Potreste scoprire che molte delle vostre frustrazioni o rancori verso di loro, sono infondate, perché si basano su una percezione errata giunta dalla vostra psiche fanciullesca, ancora troppo fragile e neutrale per interpretare gli.accadimenti per ciò che sono stati davvero.
Al tempo stesso, se siete genitori, chiedetevi cosa potete fare per migliorare il vostro rapporto con i figli. Il fatto che non esistano genitori perfetti e che sia normale incappare in errori non vuol dire che non possiate fare niente per migliorarvi. Innanzitutto potete evitare di commettere un errore molto comune, ossia quello di identificarvi eccessivamente con il vostro ruolo. Restate inchiodati ad esso, e questo è il motivo per cui molti genitori faticano a lasciare andare il loro bambino. Anche a quarant’anni, vostro figlio resterà ancora il vostro “pupetto”. Sento spesso certe affermazioni affettuose da parte di mamme che si riferiscono ai loro figli con affermazioni affettuose volte a sottolineare come ai loro occhi essi siano ancora il loro pargoletti. Niente di più sbagliato! Un tale atteggiamento nuoce al vostro rapporto, vi allontana dai vostri reali ruoli, vi distoglie da quello che è il vostro reale compito. In questo modo impedite a vostro figlio di crescere davvero, crescere nell’anima, può darsi che il corpo si evolva e manifesti l’aspetto di un adulto, ma dentro di sé rimarrà ancora un bambino.
Per separarsi dal ruolo del genitore la cosa migliore da fare è lasciare andare l’atteggiamento iperprotettivo. Dovete consentire ai vostri bambini di rischiare, lasciateli agire, non immobilizzateli. Iniziate a concedergli qualche briciolo di maturità, lasciate che camminino prima possibile da soli, fate sì che si rotolino nel fango mentre giocano in mezzo alla natura, fateli camminare scalzi, che mangino e bevano da soli, si infilino le matite nel naso. Lasciateli esprimere. E l’uomo che sarà, comincerà già ad emergere.

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