L’empatia viene comunemente definita come la capacità di riconoscere e percepire gli stati d’animo altrui. Questa caratteristica può essere devastante e dannosa se non è gestita consapevolmente, in quanto si è “troppo aperti”, l’empatia farebbe canalizzare tutte le emozioni negative facendo diventare l’individuo vulnerabile e fragile, esposto ad un vortice di sentimenti, sensazioni ed emozioni inspiegabili ed incomprensibili.

Allo stesso tempo l’empatia può essere invece una importante risorsa se sfruttata volontariamente e consapevolmente, in quanto fornisce quella dose di sensibilità ed intuizione utile in svariati aspetti della vita.

L’empatia come dote è per esempio molto sfruttata nelle relazioni d’aiuto, in quanto, coniugata con il principio della risonanza tra emozioni, permette di riconoscere e trasformare le emozioni negative.

Sostanzialmente si tratta di portare alla coscienza ciò che comunemente sappiamo a livello intuitivo quando diciamo o pensiamo “quella persona mi trasmette ansia”, “sento che Tizio mi tira fuori rabbia”, “sento il dolore di Caio solo a guardarlo negli occhi”. L’altro non ha bisogno di dire o fare alcunché, il suo mondo interiore si insinua in noi ad un livello più sottile dell’esistenza, tramite la sua sola presenza. Cosa potrebbe succedere se riuscissimo a sfruttare in modo consapevole questa dote? Innanzitutto potremmo riconoscere gli stati d’animo altrui. In seconda battuta potremmo sfruttare questo principio di risonanza tra le emozioni per incoraggiare l’emersione di una emozione diversa. Quindi se percepisco la tristezza di una persona e la riconosco in maniera consapevole, invece di subirla e farmi contaminare da essa potrei provare a “trasformarla”, ossia fare emergere in me una emozione opposta da trasmettere poi empaticamente alla persona che sta male, così da alleviarne il malessere. Un sorriso, uno sguardo pieno di sincera compassione e una postura e una presenza fisica fiera che trasmettano il messaggio “io ci sono”. Spesso è sufficiente questo stato dell’essere per confortare un individuo e aiutarlo a stare meglio. Quindi invece di risuonare con quell’emozione di tristezza e malessere potremmo indurre un’emozione opposta, curativa e confortante.

Non è difficile, né faticoso. Basta crederci. E avere la voglia di svolgere qualcosa di utile al prossimo.

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