Ci sono degli individui, nella nostra società, che presentano caratteristiche di perfezionismo e meticolosità portate all’estremo. Ripetono i medesimi gesti decine di volte, curano ogni dettaglio e aspetto dell’attività che stanno portando avanti in maniera ossessiva, cercano di avere tutto sotto controllo per evitare il sopraggiungere di imprevisti che potrebbero essere deleteri per la loro vita.

Sono coloro che soffrono di disturbo ossessivo-compulsivo della personalità, una patologia sempre più diffusa, frutto dello stile di vita del mondo occidentale che corre a ritmi sempre più veloci, in cui il riposo e l’ozio sono giudicati negativamente. Una società del fare e non dell’essere, in cui si tende ad avere l’agenda piena di impegni i quali dovranno essere eseguiti in maniera precisa e puntuale, pena la perdita della propria autostima e di quella altrui. E’ proprio questa paura la causa principale di questo disturbo, il soggetto che ne è affetto nasconde dietro questi gesti una grande vulnerabilità, egli teme che la mancata realizzazione di un’azione secondo determinate modalità, che rappresentano un vero e proprio rituale, lo conduca al fallimento. E se c’è fallimento c’è delusione da parte del prossimo. E se c’è delusione c’è allontanamento, perdita degli affetti, isolamento, solitudine.

Si può essere dei perfezionisti, avere una personalità propensa ad impegnarsi al massimo nelle faccende quotidiane cercando di realizzarle nel migliore dei modi, tuttavia nel caso del soggetto affetto da disturbo ossessivo-compulsivo della personalità si entra nel campo della patologia. Quando il perfezionismo interferisce con la vita quotidiana dell’individuo, si può parlare di disturbo ossessivo-compulsivo della personalità.

Cosa può fare l’individuo affetto da questo disturbo?

La soluzione risiede nello sviluppo della capacità di separarsi dalle proprie parti perfezioniste, prendere atto delle vulnerabilità che cercano di accudire e provare a prendersene cura da un centro più consapevole.

Il disturbo ossessivo-compulsivo infatti non è altro che un automatismo che si attiva quando si sente vibrare una paura, e allora l’individuo prova ad esorcizzarla con comportamenti perfezionisti, scrupolosi e metodici fino alla paranoia. Riconoscere l’irrazionalità e infondatezza di queste paure è il primo passo per separarsi da certi comportamenti, di cui l’individuo comprenderà poi l’inutilità per il fine che si è preposto.

Per separarsi da queste parti e prendere atto con maggiore consapevolezza delle proprie vulnerabilità può essere utile fare ricorso ancora una volta allo strumento della scrittura. Essa ci aiuta a buttare fuori, a rallentare il pensiero e a separare gli aspetti più emotivi da quelli razionali, analizzando le vicende con maggiore lucidità e chiarezza.

Provate a prendere un foglio e una penna e a rispondere a queste semplici domande:

1) Qual’è la regola del mio comportamento…(es: controllare decine di volte se si è chiuso il gas prima di uscire di casa, oppure accendere e spegnere l’interruttore della luce diverse volte prima di lasciare una stanza)?

2) Cosa potrebbe succedere se non rispettassi la regola e quindi non ripetessi questo comportamento?

3) Qual’è la paura sottostante?

Osservate le vostre risposte, rileggetele più volte. Imparate a separare il vostro Io dai pensieri che avete materializzato nelle frasi riportate su quel foglio. Voi siete di più rispetto a quei pensieri irrazionali e distorti.

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