I deliri di persecuzione sono un disturbo patologico caratterizzato dalla convinzione radicata in un individuo di essere perseguitato dagli altri. Il soggetto in questione giunge a convincersi di essere vittima di un complotto, egli  vive una condizione di isolamento sociale in virtù della sua fobia di essere oggetto di odio e desiderio di sopraffazione da parte del prossimo. Caratteristica di questo disturbo è rappresentata dal fatto che le convinzioni del soggetto che ne soffre non sono suffragate da dati oggettivi, non trovano riscontro nella realtà, tuttavia lui “vuole vedere” quei segnali nel prossimo, un atteggiamento qualsiasi, un semplice scambio di sguardi, un banale ed insignificante gesto da parte di un estraneo sono sufficienti a scatenare un uragano emotivo e accendere la miccia di pensieri disturbanti e ansiogeni. Questo elemento differenzia i “deliri” dalle “manie” in quanto in quest’ultimo caso il pensiero ossessivo non è pervasivo ma è circoscritto a una o due persone o situazioni e in taluni casi possono esserci anche dei riscontri oggettivi della realtà che rafforzino l’idea che una determinata persona possa avercela col soggetto affetto da mania di persecuzione. È il caso dell’uomo lasciato dalla partner e che continua a pensare a lei in modo frequente, il pensiero di lei si insinua nella sua mente come un tarlo, assumendo una coloritura emotiva piuttosto disturbante. Il fatto che lei non gli telefoni, non lo saluti se si incrociano per strada oppure che gli amici di lei lo trattino con freddezza va ad alimentare un meccanismo di pensiero per cui il soggetto potrebbe sentirsi perseguitato dalla sua ex. Ovviamente queste dinamiche di allontanamento sono comuni quando una relazione finisce, tuttavia il soggetto che soffre di mania di persecuzione non riesce a cogliere questi aspetti ad un piano cognitivo, le vive ad un livello emotivo che lo porta a non concepire la realtà oggettiva, ma a percepirla in modo distorto. In poche parole, non riesce a dissociare la propria percezione distorta dei fatti dalla realtà.

In alcuni casi soffrire di “manie” può essere il primo stadio verso il “delirio” di persecuzione. Tutto dipende dai tempi di ripresa del soggetto che è chiamato ad acquisire consapevolezza del fatto di avere un problema nella percezione della realtà. A quel punto, deve imparare a separarsene per poter sviluppare un’ottica nuova sui fatti, più matura e responsabile.

Al di là delle cause che possono condurre il soggetto a soffrire di questo disturbo, della sua storia e dei motivi di certe reazioni disfunzionali, può essere utile provare a sperimentare nuove reazioni a certi stimoli emotivi. Qual’è stata la mia reazione davanti alla convinzione di essere perseguitato, odiato e deriso? Probabilmente chiusura, diffidenza, avrò comunicato anche a livello non verbale il mio disagio, lanciando occhiatacce e assumendo una postura rigida e severa. Cosa potrebbe succedere se mi fermassi un attimo a riflettere e mi sforzassi di trovare un’alternativa, un comportamento diverso? Se non reagissi in modo da trasmettere chiusura e diffidenza alimentando un circuito distorto, e magari mi sforzassi di comunicare verbalmente il mio disagio, quel mio sentire così deviante e martoriante, quale effetto creerei? Probabilmente mi renderei conto che ogni comportamento non è univoco, che possono esserci centinaia di spiegazioni alternative rispetto a quella che io mi ostino a voler vedere. E che alimenta le mie ossessioni.

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