Ognuno di noi è frutto di un insieme di storie, quelle dei nostri genitori, parenti e antenati. Siamo la conseguenza di tutte quelle vite che ci hanno preceduto, senza le quali non saremmo mai esistiti. Le scelte, azioni, incontri, relazioni, errori, trionfi e sconfitte che hanno caratterizzato le loro esistenze ci hanno portato fin qui, ad essere ciò che siamo, con la nostra personalità e i nostri valori che ci caratterizzano.
Non sarebbe bello ripercorrere a ritroso questo viaggio che arriva fino a noi raccontando le storie di quelle vite? Potrebbe essere ulteriore materiale da utilizzare per tessere le trame dei nostri libri e infatti questa lezione, l’ultima di questo ciclo, è incentrata su questo tema. Ovviamente sarà un lavoro diverso dal solito, ogni lezione che ti ho proposto era incentrata sull’utilizzo dell’immaginazione creativa e non intendo tradire questo modello di lavoro proprio in chiusura, non ti chiederò di fare noiose ricerche anagrafiche e biografiche sui tuoi avi, il mio obiettivo è consentirti di esplorare il tuo essere alla ricerca di un senso su ciò che è sulla base di ciò che fu. Dato che il principale strumento di ricerca è la fantasia è ovvio che i risultati non saranno per forza storicamente attendibili, potresti immaginare una storia sui tuoi avi che non ha riscontri nella vita reale, tuttavia non è questo l’obiettivo del nostro corso, in cui l’immaginazione e la creatività pennellano ricostruzioni imprevedibili, che risuonano con ciò che sentiamo dentro. Perché immaginiamo questo? Con quale obiettivo? Cosa ci dice di noi, del nostro presente?
Eccoci pronti per un nuovo viaggio. Ti condurrò in una visualizzazione, l’ultima di questo corso. Seguimi in questa avventura, la tua avventura. Rilassati, chiudi gli occhi e porta l’attenzione al respiro:
Immagina…il big bang. 20 miliardi di anni fa. L’esplosione primordiale, da cui tutto ebbe inizio. Lo spazio, il tempo, la materia…tutto si è generato in quell’istante infinitesimale, quando un’energia iper concentrata in un puntino grande quanto una capocchia di spillo è deflagrata in un bagliore di luce accecante.
Poi tutto spazio, tutta energia, senza esseri viventi, per almeno 14 miliardi di anni. Dopo questo lunghissimo lasso di tempo qualcosa accade qui sul pianeta Terra. L’acqua, fonte di vita, comincia a raccogliersi in grandi oceani, a gorgogliare nei fiumi che inondano terre, rocce e montagne. Un brodo primordiale in cui sorgono le prime forme di vita, piccolissimi esserini nati dalle scariche elettriche dei potenti fulmini che ininterrottamente colpiscono la superficie delle acque. Per tre miliardi di anni la vita sarà così, piccolissima e molle. Molecole, nient’altro che molecole, le quali, combinandosi tra loro, danno vita alle prime, primordiali, cellule.
Poi, succede qualcosa. Le creature viventi, che conducono le loro esistenze nell’acqua, decidono di avventurarsi sulle terre emerse. Il sole, che vedono oltre lo specchio d’acqua in cui nuotano, li attira. Escono dall’acqua e strisciano sulla terra. Sentono il sole sulla pelle che scotta, sviluppano degli arti con cui camminare sul suolo. Camminano a quattro zampe per tenere il ventre rivolto verso la terra per proteggerlo dai predatori. La vita così si sviluppa sulle terre emerse, per milioni di anni grandi rettili e piccoli mammiferi abiteranno il nostro pianeta.
Poi ancora…il tempo scorre…alcuni mammiferi sentono il bisogno di guadagnarsi la statura eretta. Provano lentamente a sollevarsi sulle due zampe posteriori per tenere il capo rivolto verso il cielo. In questo modo hanno una visuale più ampia, possono muoversi più agilmente, la fluidità dei movimenti attiva i due emisferi del cervello e aguzza…l’ingegno. Alcuni esseri viventi scopriranno di esseri dotati della razionalità, dell’intelligenza. Costruiranno case, villaggi, città, essi si uniranno in popoli e sorgeranno regni, imperi,nazioni…
Ecco, ci siamo, risalendo il fiume del Tempo incontro le generazioni dei miei Antenati, gli avi, i trisavoli, poi i bisnonni, i nonni, fino ad arrivare i miei genitori. Ai tempi delle grotte e delle caverne, poi in avanti nell’antica Babilonia, in Grecia, ai tempi dell’impero Romano, durante l’epoca medievale di castelli e dame, vedo unioni tra i miei antenati, amplessi che hanno generato e ancora generato, con amore e passione, per dovere o piacere, unioni impossibili, amori folli, travolgenti, violenti, hanno permesso un ciclo di nascite e una proliferazione di vite di cui io sono l’ultima conseguenza. Lo vedo il disegno,il filo conduttore che unisce tutte le nostre esistenze e giunge al qui e ora, e allora mi rendo conto dell’ineluttabilità di ciò che è stato, senza di esso non ci sarebbe la mia esistenza, l’attimo presento che sto vivendo.
Esco dal fiume del Tempo e scelgo un Antenato accanto a cui sedermi. Quanto sono tornato indietro? Cento anni? Cinquecento? Mille anni? Diecimila anni o forse più? Chi ho al mio fianco? Un antico contadino, un cavaliere sassone, un avventuriero saraceno oppure uno scriba egizio? Un soldato di ventura, un vasaio dell’antica Grecia, uno stalliere dell’ottocento? Forse il fiume del Tempo mi ha portato troppo in là con i secoli,i millenni, e ora posso vedere un Antenato dalle sembianze non umane? Un ominide, una creatura del Terziario, o addirittura una cellula primordiale da cui tutto ebbe inizio?
Mi colloco vicino a lui. Faccio ancora un passo, ci siamo, sento che ha qualcosa da dirmi, la sua storia da raccontarmi. Che effetto fa sentirla? Avventure, drammi familiari, tragedie, scene di vita quotidiana semplice, lenta, accogliente, umile? Riesco a percepirne le emozioni, i pensieri, il contatto si fa sempre più fusionale, vedo il mondo e la realtà attraverso i suoi occhi, percepisco la vita attraverso i suoi sensi e mi apro al suo mistero tramite l’essenza del mio Antenato, la storia della sua vita mi dice qualcosa anche del mio presente, vedo la conseguenzialità degli eventi, trovo risposte e soluzioni perché la sua storia dà un senso agli accadimenti della mia vita, le nostre esistenze sono legate da un nesso di causalità. Tutto è fatidico, ogni cosa è connessa, un legame sottile che va oltre il fluire del tempo ci unisce, crea una simbiosi, quell’unicità irripetibile e inevitabile che sono risultato essere io.
Ora o tra poco riprenderò il mio viaggio, saluto il mio Antenato, ma prima di reintrodurmi nel fiume del Tempo noto che mi porge qualcosa in dono. So che quell’oggetto rappresenta il nostro legame, la nostra storia, la nostra identità. Lo conservo gelosamente e con cura, come simbolo dell’esperienza che ho vissuto.
Riprendi contatto con il corpo.

Muovi lentamente gli arti, prima le dita dei piedi, poi quelle delle mani, le braccia, le gambe e quando te la senti riapri gli occhi. Prendi carta e penna e racconta l’esperienza, decidi su cosa concentrarti, potresti soffermarti sulla storia del tuo Antenato e narrare gli eventi della sua vita, oppure raccontare il legame che vi unisce, spiegare quali e quante azioni compiute da lui hanno avuto conseguenze nella tua vita. Sbizzarrisciti con l’immaginazione, non curarti della veridicità storica, racconta la tua esperienza liberamente, con entusiasmo e fantasia.
Sarai sempre in tempo per adeguare il tuo lavoro qualora volessi approfondire degli aspetti complementari relativi al contesto. Ovviamente potresti utilizzare gli strumenti che ti ho fornito nelle lezioni precedenti, in particolare la terza lezione dedicata all’ambientazione. Tutto il materiale che ti ho fornito può essere utilizzato congiuntamente nella creazione delle tue storie, qualunque esse siano.

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