Introduzione

Un corso di scrittura creativa crea uno spazio in cui le persone possono sviluppare le risorse per avventurarsi in un entusiasmante viaggio interiore.

La penna è più lenta del pensiero. Per questo è superiore. Riesce a cristallizzare attimi di vita, emozioni, sensazioni e pensieri che sfuggono alla mente.

A chi è rivolto un corso di scrittura creativa? A chi sente di avere qualcosa da dire ma non sa come esprimerla. A chi vorrebbe avere qualcosa da dire e non sa come svilupparla. E anche a chi non ha niente da dire ma vuole ritagliarsi un momento tutto per sé per scoprire come nascono le idee, la scrittura e infine i libri, quei volumi che vede esposti nelle vetrine delle librerie mentre passeggia per le strade del centro. Semplici curiosi, oppure avventurieri delle parole, viaggiatori all’interno dei sogni che attraversano le vite e si trasformano in pensieri, emozioni e infine in storie. In questo blog presenterò 8 lezioni che rappresentano le tappe lungo un percorso che conduce alla formulazione di una idea creativa e infine di una trama per un romanzo o racconto. Ogni lezione prevede esercitazioni pratiche relative ad uno specifico tema inerente la costruzione del romanzo o racconto che intendiamo produrre. Al termine delle 8 lezioni, se avrai letto attentamente questo manuale e seguito scrupolosamente i miei consigli, sarai in possesso della “tua” storia. Probabilmente sarai pronto per pubblicare, oppure avrai tra le mani un prodotto che richiede di essere rivisto ed adeguato, ma sono sicuro che avrai fatto almeno il 90 per cento del lavoro.

Come faccio ad esserne così certo? Perché in questo volume ti proporrò di utilizzare un metodo per la creazione delle storie da me ideato, che ho sperimentato dapprima su me stesso, e che mi ha portato a scrivere e pubblicare ben sei libri in tre anni. Vuol dire una media di due libri all’anno. Non male, no?

Affinché si giunga a questo risultato è necessario però che ci si attenga scrupolosamente alle “istruzioni per l’uso”. Ossia che le indicazioni e i suggerimenti che ti darò man mano vengano seguiti con costanza e scrupolosità. La prima di queste indicazioni è di leggere un capitolo a settimana. Puoi leggere il capitolo in un giorno soltanto della settimana oppure diluirne la lettura nell’arco dei sette giorni, ciò che più conta è che nel periodo che intercorre tra la lettura di un capitolo e di un altro ci sia una esercitazione giornaliera alla scrittura da parte tua. Insisto sull’importanza degli esercizi perché rappresentano l’essenza di questo lavoro, la sua parte fondamentale . Nell’arco delle otto settimane durante cui leggerai e studierai queste pagine, attiverai un processo creativo interiore, dinamico e progressivo, che ti permetterà di tirare fuori dall’interno di te stesso le risorse per scrivere. Per scrivere bene, per attivare la tua fantasia, per sviluppare intuizioni sempre nuove. Per essere creativi, insomma.

                                                                 Lezione 1

Ma cos’è la creatività? Nello specifico, cosa si intende per scrittura creativa? Non basta semplicemente “creare” uno scritto perché esso possa essere definito “creativo”. Esistono varie tipologie di scritti, che vanno dall’articolo giornalistico alla poesia, dal saggio al romanzo, fino ad arrivare al manuale didattico e ai racconti. Forme e contenuti molto diversi, testi che sono accomunati unicamente dal supporto materiale da cui sono costituiti. Per aiutarti a capire la differenza tra le due tipologie di scrittura e quindi che cosa si intenda per scrittura creativa, ti propongo un esercizio. Sarebbe auspicabile farlo a coppie, con un amico o il vostro partner, tuttavia può essere svolto anche da soli, in questo caso si consiglia di utilizzare la forma scritta.

Se siete in coppia, sedetevi uno di fronte all’altro, e decidete chi è A e chi è B. A racconta a B la sua giornata soffermandosi sugli eventi esteriori, dando al racconto un taglio da articolo giornalistico (es: stamani mi sono svegliato alle 7, ho fatto ginnastica fino alle 7,30 poi ho fatto una doccia, alle 8 sono uscito di casa e ho fatto colazione al bar, ecc.). Quando A ha terminato è il turno di B che racconta anche lui la sua giornata con la focalizzazione sugli accadimenti esterni, ovvero sui fatti materiali della vita quotidiana.

Quando B ha finito è di nuovo il turno di A che ricomincerà da capo il racconto della sua giornata, tuttavia stavolta dovrà prestare attenzione agli eventi interiori,ossia ai sentimenti, alle emozioni, pensieri e sensazioni che hanno caratterizzato la sua giornata (es: stamattina ho ricevuto una telefonata da un mio amico d’infanzia. Sentire la sua voce mi ha riempito il cuore di gioia. Quanti ricordi mi sono tornati in mente, che sensazione struggente rimembrare i bei tempi andati…

mi è arrivata la bolletta della compagnia elettrica, quando ho letto l’importo da pagare sono stato colpito dallo sconforto. E’ una somma elevatissima, che non posso permettermi di pagare. Dopo lo sconforto è subentrata la rabbia, quegli incompetenti hanno sicuramente commesso un errore, non è possibile che debba pagare così tanto, per cui mi sono attaccato al telefono e ho protestato con veemenza con il centralino. Mentre urlavo contro quell’incompetente sentivo una morsa alla gola, come se qualcuno mi stesse strozzando, la rabbia mi faceva mancare il respiro e ad un certo punto la vista mi si è appannata…ecc.)

Quando A ha terminato tocca a B, il quale racconterà anche lui la sua giornata con quest’occhio riservato al proprio mondo interiore.

Come è andata? Sei riuscito a cogliere la differenza tra il primo racconto e il secondo? E’ incredibile che si tratti della stessa e identica giornata, vero? Nel primo caso siamo in presenza di una storia raccontata con taglio impersonale, l’attenzione è focalizzata sui fatti, come negli articoli giornalistici di cronaca, mentre nel secondo ci troviamo a raccontare quegli stessi eventi con un carattere personale,siamo concentrati sulla persona nel suo insieme, con i suoi aspetti caratteriali, la sua personalità e la sua irripetibilità. Se hai percepito la differenza tra primo e secondo racconto dovrebbe esserti chiara anche la distinzione tra scrittura in senso stretto e scrittura creativa. Quanto più stiamo attenti agli eventi interiori, agli effetti che gli accadimenti dell’ambiente hanno sui nostri sentimenti ed emozioni, tanto più emerge la nostra creatività. Essa è il linguaggio della nostra anima, ogni artista, che sia pittore, scultore, musicista, fotografo, ballerino o scrittore non fa altro che dare voce al proprio mondo interiore tramite l’arte, la sua opera serve ad esprimere e comunicare un verbo inconscio, profondo, irrazionale, non comprensibile con la dialettica ordinaria. Lo scrittore di scrittura creativa trasmette un messaggio, lascia un segno, racconta storie che continuano a parlare all’anima del lettore anche dopo che il libro è stato chiuso perché dietro le parole scritte c’è qualcosa di più, un significato allegorico non tangibile per la mente razionale ma colto dalla nostra anima.

L’esercizio può essere svolto anche da soli nel caso in cui non si riesca a trovare un compagno per quest’esperienza. In questo caso si riporta per scritto il contenuto del racconto della giornata, prima nella versione “cronachistica” e poi in quella “personale”. E’ molto auspicabile però che l’esercizio venga svolto in coppia in quanto questa modalità consente di sviluppare le capacità di ascolto che, come vedremo tra poco, è un elemento indispensabile per creare nuovi input da cui nasceranno le idee per nuove storie. Non si tratta solo di “rubare” le storie di chi ascoltiamo ma anche di sviluppare un nuovo approccio all’ascolto, che consiste nell’ascoltare se stessi (come mi risuona ciò che sto ascoltando? Le parole del mio partner fanno emergere qualche ricordo, oppure una emozione o sensazione particolare? Cosa sta dicendo di me stesso il racconto dell’“altro?”)

Analizzeremo meglio questo aspetto con il prossimo esercizio.

Ascoltati. E’ questo l’obiettivo del lavoro che ora ti proporrò. Ti mostrerò un disegno, una vignetta di Andrea Pazienza. Osservala per qualche minuto, studiane tutti i dettagli, il tratto dei disegni, le frasi riportate nel balloon. Cosa ti dice? Come parla alla tua anima questa vignetta? Quali sentimenti ed emozioni fa sorgere? Ascoltali bene. Se potessero suggerirti una storia, quale sarebbe? Di cosa parlerebbe?

Ecco la vignetta:

Non si ascolta solo con le orecchie. Possiamo ascoltarci utilizzando tutti i sensi. La vignetta di Pazienza, “Sono tornato per sempre”, se la osserviamo con occhi diversi ci parla, è viva, pulsante. Racconta la sua storia ma ci dice anche qualcosa di noi.

Riporto il racconto da me ideato osservando la suddetta vignetta, a titolo di esempio. Il titolo è Lettera di un figlio:

Il 21 marzo 2013 fu un giorno particolare per Giovanna e Massimo, coppia sposata da diversi anni, operaio metalmeccanico lui, casalinga lei, un unico figlio diciottenne che non vedevano da tre anni. Se ne era andato di casa il giorno dopo il suo quindicesimo compleanno in cerca di libertà, realizzazione e vita. Verso l’ora di pranzo suonò il campanello. Prima che qualcuno potesse aprire, una lettera venne infilata sotto la porta. Massimo la raccolse e la aprì, deglutendo, cercando di vincere la tentazione di afferrare la maniglia e aprire la porta. Aveva intuito chi fosse. Lesse le prime righe, poi si voltò verso Giovanna, le porse la lettera, si sedette e la invitò a sedersi nel suo grembo, così che potessero leggerla insieme:
“Ciao mamma, ciao papà. Sono tornato a casa. Sono tornato per restare. Ho smesso con le droghe, ho smesso con l’alcool, basta con la vita spericolata, le feste, gli eccessi, basta con questa esistenza sregolata che mi ha condotto lontano da voi, mi ha privato del vostro affetto, una privazione che ha scavato un fosso nella mia anima che ho cercato di colmare abusando di quelle schifezze. Ho fatto uso di tante droghe, non lo nego, ogni senso del mio essere ne ha fatto la conoscenza, l’ho inalata, l’ho inghiottita, aspirata, sniffata, me la sono iniettata nelle vene. Dapprima è stato per gioco, per ottenere l’accettazione dei miei nuovi amici, avevo bisogno di attenzione e considerazione e pensavo che seguendo mi avrebbero accolto come il cucciolo di un lupo viene adottato dal branco dopo la morte di mamma lupa, infine l’utilizzo di droghe è diventato un bisogno, sì mamma, sì papà, sono un tossicodipendente, avrò bisogno del vostro aiuto, ho paura, non voglio morire, mi hanno detto che si può guarire, vero mamma? Vero papà? So anche che esiste un farmaco che potrebbe aiutarmi a stare meglio quando ho le crisi di astinenza, si chiama metadone, me l’hanno dato al pronto soccorso dopo che mi hanno ricoverato qualche settimana fa ed è stato come buttare acqua sul fuoco, sono stato molto meglio quasi subito, avrei bisogno di una cura, so che costa tanto ma un giorno vi rimborserei i soldi, che ne dite? Vi va di aiutarmi?

Se potessi vedermi, mammina, quanto sono diventato magro…ricordi quando, da bambino, mi incitavi a mangiare? Quanto mi manca l’odore del tuo ragù, e le rosette intinte nel sugo e mangiate per merenda così da far tacere il brontolio dello stomaco che, risvegliato dal torpore con un blitz dell’olfatto, invocava gli altri sensi affinché stimolassero alla ricerca di una soddisfazione che solo la masticazione, l’assaporamento e la trangugiazione del tuo delizioso manicaretto poteva garantire.

Mi mancano i miei vecchi amici. Ricordate le mie partite a calcetto nel cortile? Quante volte voi genitori venivate a recuperarci e ci costringevate a tornare in casa per studiare…vi sembrerà incredibile ma ora provo nostalgia anche per le sgridate, le ammonizioni, le punizioni, addirittura degli schiaffi, vedo ora ciò che non riuscivo all’epoca dietro a quei gesti, la vostra preoccupazione per me, forse anche la vostra paura, che fungeva da cassa di risonanza per la mia ribellione e il mio egoismo. Mi nutrivo della vostra insicurezza, l’avevo interpretata come debolezza e cercavo di sfruttarla a mio vantaggio, ogni capriccio diventava un imperativo categorico e un obiettivo da realizzare a tutti i costi, a discapito vostro e del mondo intero.

Ho pagato però, il mondo ha riscosso con gli interessi il suo credito facendomi prendere tante botte e facendomi incontrare tante persone cattive che hanno ammaccato il mio corpo e piegato il mio spirito. Ho subito violenza, e mi sono venduto per procurarmi i soldi con cui acquistare la droga, non potete immaginare quanto sia stato facile trovare dei clienti, il mondo è pieno di demoni assettati di carne giovane e fresca, basta scendere nella giusta strada al giusto orario e nell’arco di 5 minuti vedi fermarsi la prima macchina, poi, dopo una mezz’oretta, l’uomo col fiato che puzza di tabacco e alcool e il membro fetido come una carcassa in putrefazione ti riaccompagna in strada e dopo altri 5 minuti si ferma un’altra macchina e ricomincia la carovana degli inferi, per tutta una notte che temi possa durare in eterno. All’alba guardi soddisfatto il tuo gruzzoletto, sa di eroina, cocaina, hashish, LSD, chetamina, marijuana. Corri subito a fare spese, offri pure qualcosa a chi ha bisogno in uno slancio di generosità, perché sai quanto si sta male quando vengono le crisi d’astinenza. Poi varchi di nuovo la soglia e ti riproietti in quella realtà da incubo in cui l’unica speranza, il solo barlume di resistenza ti viene dal desiderio che finisca in fretta, svenire mentre un vecchio bavoso ti possiede, o dover interrompere la fellatio ad un porco schifoso perché ti prende un conato di vomito e lui decide di fermarsi perché la scena gli ha fatto passare la voglia.

Mentre scrivo queste righe, tremo. E’ una buona idea dirvi tutto questo? Riuscirò a guardarvi negli occhi dopo avervi comunicato l’orrore di cui sono stato protagonista, testimone e complice? Bastano le parole di nostalgia, parlarvi di ragù e partite di calcetto per convincervi della bontà dei miei intenti? Chiamo a deporre in mio favore i bei tempi andati, che hanno visto protagonista un altro Andrea, forse morto, plausibilmente mai esistito, plasmato dai vostri desideri e speranze…o forse no.

Oggi è il 21 marzo. Sono andato via di casa durante una fredda sera d’inverno, torno in occasione dell’inizio della stagione della rinascita con l’auspicio che il calore promesso da questa lieta stagione riscaldi il mio animo atrofizzato dal dolore e dalle droghe.

L’inverno si trasforma sempre in primavera. E’ questa la promessa fatta all’uomo da madre natura e vale per l’ambiente ma anche per il singolo individuo. Ognuno di noi vive individualmente un ciclo vitale differente da quello collettivo, ciascuno porta dentro al proprio cuore un’estate, un autunno, un inverno e una primavera. Fuori può fare caldo ma dentro il freddo ti stringe le viscere e ti attanaglia il cuore. Può darsi che fuori sia freddo ma che il calore ti scorra nelle vene, temprando il tuo essere e alimentando le tue membra, che devono andare, andare, andare e andare, sotto la neve, con la pioggia o con il sole e allora può darsi che un figlio cerchi la strada per tornare a casa, senta la mancanza di coloro che gli hanno voluto veramente bene…

Ho vissuto il mio personale inverno. Il germoglio di un fiore mi è nato dentro ad annunciare l’inizio di una primavera. Decidete voi se alimentare questo embrione di vita o calpestarlo e farlo ritornare alla terra a cui le mie spoglie sono destinate. Non vi biasimerò se deciderete di voltarvi dall’altra parte di fronte alla mia disperata richiesta di aiuto, nè implorerò oltre il vostro perdono. Vengo a voi col capo chino, umilmente, portando nel cuore contemporaneamente la morte e il preludio ad una rinascita. Posate la vostra oncia d’oro sul piatto della bilancia che preferite, così da dare il vostro contributo al mio destino.”

Giovanna e massimo lessero la lettera con mano tremante, abbracciati. Massimo, saltuariamente dava dei baci sulla nuca a Giovanna, nel tentativo di lenire le sue emozioni. Dopo aver terminato la lettura della lettera rimasero in silenzio a lungo. Osservavano la porta, dal suo spiraglio riuscivano a distinguere una sagoma. Poi udirono un rumore di passi lungo le scale. Il silenzio che avevano scelto decretò una fine anziché un nuovo inizio. Mancò il coraggio, il desiderio di ricominciare, forse anche l’amore, sepolto sotto vari strati di rancore, dolore ed egoismo.

La lettera di Andrea venne incisa sulla sua lapide per volontà dei suoi genitori come ammissione di imperitura colpa, testimonianza di una mano genitoriale che sotterra il sangue del suo sangue, per espiare, tramandare ed ammonire, affinché la pietà e il perdono possano sempre trionfare. Perché per un altro Andrea possa esserci una nuova primavera.

Cosa ti ispira la vignetta ? Quali sentimenti emergono? Nel mio caso, come si intuisce dal racconto che ho scritto, Pazienza ha smosso sentimenti struggenti, dolore, rimpianto, rancore. Ho mostrato questa vignetta a tante persone e quasi tutte hanno condiviso questa esperienza. Scommetto che anche per te è stato così. Ti stupirà scoprire qual’era il reale intento dell’autore con questa vignetta. Egli voleva rappresentare il fallimento di una generazione, quella degli anni 60-70, che aveva intenti rivoluzionari e innovativi ma si è ritrovata a dover ammettere la sconfitta e molti di loro si sono ritrovati a tornare a casa con la coda tra le gambe, implorando perdono alle loro famiglie borghesi, a quelle stesse persone che hanno deriso, contestato e insultato per anni, chiedendo di tornare a casa, di dargli la possibilità di tornare a svolgere la vita che conducevano prima della loro ribellione. Un ritorno a casa che sa di tradimento, quel “sono tornato per sempre” suona come un’accusa piuttosto che come un invito alla riappacificazione e a ritrovare l’amore genitoriale. Un intento polemico, grottesco e irriverente da parte dall’autore. Chi conosce Pazienza e il suo stile non dovrebbe stupirsi troppo,no? Eppure la sensazione iniziale, davanti a quella vignetta potente, è di essere avvolti in un panno di seta delicato, traspare una disperazione e una tenerezza che occlude la gola e stringe il petto, personalmente mi sono commosso fino alle lacrime la prima volta che l’ho vista. Sicuramente la scomparsa prematura di Pazienza contribuisce a queste reazioni e stati d’animo. Tuttavia ciò su cui vorrei portare l’attenzione è il cambio di prospettiva. Siamo unici. Quella unicità è rappresentata dalla diversità del nostro mondo interiore. Mille persone diverse scriverebbero mille storie diverse guardando la vignetta di Pazienza. Ognuno ha qualcosa da dire, può trasmettere un messaggio o condividere un frammento del suo essere tramite la scrittura se attinge al suo serbatoio interiore di risorse. E ogni espediente,come una vignetta o magari un racconto di un autore o una storia di vita raccontata oralmente da un amico o un conoscente, è utile per consentire di raccontare qualcosa di sé e della propria unicità.

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