Ben ritrovati su queste pagine, voi che avete seguito il mio blog accettando i miei consigli su come migliorare il vostro stile di scrittura. Le 8 lezioni del corso base (potete trovare la prima lezione cliccando qui) sono servite per introdurre un semplice concetto inerente la scrittura creativa, ovvero che essa non è statica, bensì dinamica. Abbiamo visto, tramite le precedenti lezioni, come utilizzare i sensi per fare emergere la creatività. E abbiamo compreso che le nostre storie, quelle che andremo a narrare con i nostri scritti, non nascono in camere buie e disordinate, in cui lo scrittore si rinchiude per ore e ore per riversare su un foglio, o sullo schermo di un PC, parole che diventino pensieri, pensieri capaci di suscitare emozioni, storie che accendano l’animo e che siano capaci di fare riflettere, infervorino gli animi, lascino il segno. Tutto ciò non avviene stando fermi: avviene nel dinamismo della vita quotidiana. A livello embrionale i nostri racconti, romanzi, poésie, articoli, nascono mentre siamo in movimento, ovvero nelle situazioni in cui il nostro moto esteriore rifletta un identico processo dinamico anche all’interno dell’animo di chi scrive. E per creare questa sincronicità tra interno ed esterno è necessario che ci sia uno stato di intensa presenza durante cui la mente sia calma, il più possibile assente, come se fossimo in meditazione. Da ciò la mia proposta di scrivere dopo aver effettuato un certo tipo di esercizi presi in prestito dalla mindfullness. Ho sperimentato personalmente l’efficacia di questi esercizi, in ragione di ciò ho deciso di proporli anche ai miei corsi di scrittura creativa, ottenendo degli ottimi risultati da parte dei miei allievi.

In questo modulo avanzato intendo continuare la proposta di lavorare sul dinamismo della scrittura creativa, aggiungendo ulteriori spunti ed elementi di riflessione rispetto a questa materia. In questa prima lezione, per riallacciare il rapporto con questa tematica, ti propongo un lavoro “alla Carver”.

Raymond Carver è stato uno dei più grandi scrittori della seconda metà del novecento. La sua prosa si distingueva per uno stile asciutto, una punteggiatura serrata ed un linguaggio semplice. Inoltre egli era il cantore della vita quotidiana, un autore per niente sopra le righe che aveva l’obiettivo di cogliere nella quotidianità gli spunti narrativi, le storie di cui voleva scrivere.

Taluni non apprezzano il lavoro di Carver. Molti, leggendo un suo racconto, rimangono perplessi, pensano ” e allora? Tutto qui? Non succede niente?” senza riuscire a cogliere la genialità di un autore che è riuscito nel compito più difficile, ovvero narrare il reale, il quotidiano. Prima di Carver la letteratura era dominata da una prospettiva idealistica, la scrittura era un veicolo attraverso cui narrare la realtà desiderata, non quella vissuta, nella convinzione che nella maggior parte delle vite non succedesse nulla di talmente interessante che valesse la pena di essere raccontato. Prima di Carver c’erano gli avventurieri, i romantici, i sognatori. C’era Hemingway, Scott Fitzgerald, Hammett, Conan Doyle. Autori creativi, fantasiosi, visionari, che però narravano vite desiderate, mistificate, oppure traevano spunto dalla singolarità degli eventi che avevano contraddistinto la loro esistenza gli spunti per continuare il loro viaggio nella scrittura.

Carver no. Carver raccontava la sonnacchiosa vita di provincia americana, narrava di un uomo che cerca di spiegare ad un cieco com’è fatta una cattedrale, di un gruppo di amici che si ritrovano a bere vodka e discutono sull’amore, di una coppia di coniugi che ha in casa un figlio bruttissimo ed un pavone. Solo questo. I racconti di Carver possono essere sintetizzati in un rigo. Succede poco altro oltre quello che viene sintetizzato in una frase di una manciata di parole. Ed è lì che risiede la genialità della sua opera. Il lettore, tramite Carver, riesce davvero a rivedersi nelle sue storie. Carver riesce a raccontare le vite semplici, quasi anonime, di coloro che non hanno un’esistenza avventurosa, non lottano per sopravvivere, non hanno dovuto affrontare particolari tragedie. Ovvero la vita della maggioranza delle persone che vivevano negli Stati Uniti degli anni ’60, e di coloro che vivono oggi nell’Occidente capitalistico e moderno, popolato da una generazione che ha avuto la fortuna di non conoscere le guerre e vive in una società caratterizzata dal benessere (perlomeno quello materiale).

In un  manuale di scrittura creativa da lui scritto, intitolato “il mestiere di scrivere“, Carver spiega tramite un aneddoto come nascono le sue storie. Stava seduto alla sua scrivania, e provava a scrivere un racconto. D’un tratto squillò il telefono. Andò a rispondere e riconobbe la voce, profonda e gutturale, di un afroamericano. Aveva sbagliato numero. Carver tornò a sedersi e continuò la sua storia introducendo un personaggio afroamericano nel racconto.

Capite? Carver è tutto qui. E anche voi potete trasformarvi nei cantori del presente, i narratori del quotidiano che riescono a scovare nelle pieghe della routine il senso della quotidianità e il sapore delle emozioni. Provate a scrivere un racconto replicando l’esperienza di Carver. Iniziate a scrivere, ed individuate nell’ambiente esterno gli spunti per proseguire la vostra storia.

 

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