Continuiamo il nostro percorso di approfondimento sulle tematiche della “riscrittura.”

A questo punto, dopo aver affrontato il tema della “riscrittura sostanziale” possiamo introdurre il tema della “riscrittura formale.”

Prima di entrare nel vivo della lezione devo chiederti di fare un esercizio che ti permetta di entrare meglio nella dimensione di questo tema. Chiudi il libro, non continuare la lettura prima di aver fatto questo esercizio. Prendi carta e penna e scrivi un racconto utilizzando solo parole che non contengano la lettera “e”.  Ovviamente non deve essere un racconto lungo, basta anche una mezza pagina. Se dovesse risultarti troppo difficile renderlo in forma narrativa, puoi limitarti a scrivere anche frasi di una riga o due che non siano necessariamente connesse tra loro.

(Es: mi alzo di primo mattino. Vado in bagno, mi lavo la faccia. Guardo il mio riflesso, ho l’aria stanca. Ho bisogno di un pasto sano, poi chiamo in ufficio. Oggi non vado a lavoro. Riposo. Scrivo, mando avanti il mio romanzo. Quasi finito, poi lo pubblico. Di sicuro qualcuno vorrà pubblicarlo. Ci lavoro da quattro anni. Sarà un trionfo. La mia vita non sarà più noiosa, vuota. Il mondo vorrà osannarmi, io sarò un altro uomo. Con un’altra donna accanto. A proposito.  Gaia stamani sarà uscita all’alba? Mah…sparita. Tanto poi ritorna.

Sul frigo noto un foglio di carta, attaccato con una calamita. La parola “addio”, scritta con matita rossa, mi annuncia un nuovo passo di qualcuno. Fa nulla. Magari non torna. Ma tanto non fa nulla. Tra poco sarò ricco, famoso. Non ho bisogno di Gaia.

Vado alla scrivania. Apro il PC. Scrivo. Varco la soglia. Il mio romanzo. Il mio nuovo mondo.)

Non è difficile come sembra. Serve solo concentrazione, attenzione e…finito? Ok, ora posso dirti a cosa è servito questo lavoro.  Il fatto è che il lavoro di editing può risultare estremamente noioso e pesante. Diciamoci la verità: anche io non amo questa attività, ma mi sforzo di realizzarla perché sono consapevole della sua utilità. Ma quante volte sono stato tentato dal pensiero di smettere, o saltare interi periodi del testo su cui stavo lavorando perché non avevo voglia di fare questo lavoro.  Ma ogni volta mi sforzo di recuperare serietà e professionalità così da dedicarmi a quell’attività nel modo più proficuo possibile.

Come vi ho già detto con riferimento alla riscrittura sostanziale, la prima bozza del nostro lavoro è assolutamente migliorabile (Ernest Hemingway diceva addirittura che “è merda”)  e se questo equivale per i contenuti, ciò è anche più vero con riferimento alla correzione dagli errori sintattici, i refusi  o imperfezioni stilistiche varie. Ciò dipende dal fatto che mentre scriviamo veniamo posseduti dal sacro fuoco della creatività. E’ un’energia potente, bruciante,  assolutamente intuitiva, che quindi ha poco a che fare con il pensiero razionale e strutturale. In ragione di ciò, quando posiamo la penna e pensiamo di aver messo la parola fine alla nostra storia, non ci rendiamo conto che siamo ancora a metà strada prima di poter realmente terminare. E per proseguire il percorso dobbiamo proprio fare affidamento sul pensiero logico e razionale che abbiamo momentaneamente accantonato. Dopo aver sfruttato il flusso caotico di sensazioni ed emozioni evocative di trame, storie e personaggi, dovremmo armarci di pazienza, recuperare le doti analitiche momentaneamente accantonate per osservare il nostro scritto con un certo distacco, da una prospettiva più obiettiva. E’ chiaro che, finché stiamo realizzando la nostra opera, ci sembra tutto bellissimo, sentiamo di stare realizzando un’opera grande che riempie il nostro animo e ci dà un senso di potere immenso. Creiamo mondi, vite, strutturiamo la psicologia dei personaggi. Siamo artefici di universi paralleli, seppur immaginari. Purtroppo, se ci limitiamo a questa attività, la nostra opera risulterà incompleta. Per cui occorre mettersi al tavolo ed armarsi di quelle doti che avete sperimentato nell’esercizio di poc’anzi, ovvero “pazienza”, “concentrazione”, “focalizzazione del pensiero su un obiettivo ben preciso”, “obiettività”.

Se riuscirete in questo difficile compito, avrete svolto il mestiere di scrivere a 360 gradi, intraprendendo l’intero percorso che ogni scrittore che si rispetti dovrebbe affrontare.

Ma come si svolge l’editing?

Di seguito vi indicherò una serie di regole generali che andrebbero applicate ad ogni scritto.

  • Punteggiatura. Le frasi non dovrebbero essere né troppo brevi, né troppo lunghe. Nel primo caso si avrebbe la sensazione di leggere a singhiozzo, nel secondo caso il periodo rischia di diventare troppo confuso e di far perdere al lettore il filo del discorso
  • Ripetizioni. Evitarle se non necessarie. (es: sono alquanto soddisfatto e alquanto felice della piega che hanno preso gli eventi. Eliminate entrambi i termini se proprio non riuscite a trovare un sinonimo: “sono alquanto soddisfatto e alquanto felice…)
  • Formule antiquate (bensì, sicché, alllorché, allorquando,ecc.) Evitarle il più possibile. Appesantiscono il discorso e basta.
  • Misurare sempre gli avverbi. Talvolta si rischia che suonino ridondanti (es: se Tizio zoppica, è implicito che lo faccia “faticosamente”.)
  • Abbreviare le frasi. Scriverle in modo più semplice. Chiediamoci se i paroloni servano davvero, o se quel periodo ha bisogno di maggiore semplicità per veicolare il suo messaggio.
  • Metafore. Usarle bene, e con parsimonia. Più di una metafora nella stessa frase la renderà pomposa, se non assurda o ridicola.
  • Significato delle parole che usiamo. A volte non siamo consapevoli che usiamo dei termini semplicemente perché appaiono suggestivi, ma in realtà il loro reale significato stona con il contesto e la situazione che stiamo evocando. Es: “la mano adunca scivolò verso il manico del coltello, pronta ad estrarlo dalla fodera per pugnalare l’aggressore…”

Adunco vuol dire ricurvo. Una mano ricurva, piegata ad uncino, non si presta certo bene ad essere posizionata per estrarre un coltello. In questo modo la frase diventa contraddittoria e fuorviante. Può darsi che il termine “adunco” all’apparenza abbia un tono minaccioso, e che si presti bene in una descrizione come quella della frase che ho riportato a titolo di esempio, ma il suo significato reale non aiuta la comprensione della frase e l’evocazione dell’immagine.

Controllare sempre se abbiamo commesso errori di questo genere.

Mi sembra già di sentire i vostri lamenti mentre leggete queste righe. “Che barba”, “che noia”, ecc.

Vi capisco. Sappiate che, quando sarete degli scrittori ricchi e famosi, potrete permettervi di delegare ad un professionista, chiamato “editor”, questo delicato compito, che dietro corrispettivo (talvolta anche salato) svolgerà il lavoro al posto vostro. Fino a quel momento, dovrete invece essere gli editor di voi stessi.

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