Paul Watzlavick, uno dei principali esponenti della scuola di Palo Alto, ovvero il gruppo di studiosi che a cavallo degli anni ’50 e ’60 ha rivoluzionato la psicoterapia, nel primo degli assiomi sulla comunicazione affermava che “non è possibile non comunicare”.

Ciò vuol dire che quando entriamo in contatto con un altro individuo gli comunichiamo sempre qualcosa, anche se rimaniamo in silenzio, immobili, senza partargli né interagire verbalmente.

Come è possibile ciò? In che modo si può comunicare senza parlare? Watzlavick spiegava che esistono tre tipi di comunicazione: 1) comunicazione verbale, ovvero le frasi e le parole che comunichiamo con la voce 2) comunicazione non verbale, ovvero il linguaggio del corpo, la postura, il modo in cui si tengono le braccia mentre interagiamo con un’altra persona,ecc.

3) comunicazione paraverbale, ovvero il modo in cui si comunica, il tono di voce, le pause tra una frase e l’altra, l’enfasi  del linguaggio.

La cosa sorprendente emersa dagli studi sulla comunicazione di Paul Watzlavick è che ai fini della comunicazione efficace, ovvero quella comunicazione che consenta di trasmettere all’interlocutore il messaggio che desideriamo fargli arrivare come risultato del nostro dialogo, l’elemento più importante è la comunicazione non verbale, che influisce al 55%, seguito dalla comunicazione paraverbale che influisce al 38% mentre la comunicazione verbale influisce solamente per il 7%, a testimonianza del fatto che non conta tanto ciò che si dice ma ” come” lo si dice. Il nostro corpo parla e se non c’è coerenza tra linguaggio del corpo e linguaggio verbale il nostro ascoltare se ne accorgerà e questa discrepanza non permetterà di creare quell’armonia e complicità necessaria affinché si crei una comunicazione efficace.

Questi studi sulla comunicazione si sono rivelati fondamentali nell’ambito delle professioni che presuppongono una relazione d’aiuto come ad esempio psicoterapeuti e counselor ma anche medici e operatori sanitari al fine di instaurare quel necessario rapporto di fiducia tra professionista e paziente o cliente che è un presupposto indispensabile per l’efficacia dell’attività. Tuttavia la consapevolezza dell’influenza del linguaggio non verbale e dell’importanza del corpo ai fini della comunicazione può essere utile anche nella vita quotidiana e all’interno delle relazioni che abitudinariamente coltiviamo. Se fossimo più attenti a questo aspetto magari tante incomprensioni non si creerebbero. Quante volte sorgono litigi, disaccordi e scontri con il partner, l’amico, un parente o un conoscente che ci accusa di falsità, incoerenza o ambiguità nel nostro comportamento? Spesso capita che la persona amata ci senta distante o percepisca che ci sia qualcosa che non vada ma non capiamo cosa sia, le diciamo che la amiamo, la riempiamo di attenzioni, non facciamo mai mancare la nostra presenza…eppure c’è qualcosa che non va. Cosa dice il nostro corpo? Teniamo le braccia incrociate davanti al petto in segno di chiusura mentre parliamo? E lo sguardo dov’è rivolto? Guardiamo negli occhi il nostro interlocutore oppure teniamo la testa bassa e lo sguardo rivolto al pavimento?

Allo stesso modo potete portare questa attenzione al comportamento altrui, e trovare la discrepanza nel comportamento del partner che ci ha fatto arrabbiare o vi ha infastidito, oppure a ciò che vi comunica il corpo delle persone con cui non avete feeling. Un collega di lavoro, un vicino di casa, il negoziante da cui vi recate a fare la spesa. Persone che “a pelle” non vi piacciono, sentite che c’è qualcosa che stride nella loro persona, li conoscete appena ma non potete fare a meno di provare distacco, forse antipatia per loro. Forse la vostra intelligenza emotiva ha percepito questa incoerenza di fondo nel loro modo di essere. E rispecchiare questa incoerenza dopo averla percepita può essere il primo passo verso un cambiamento. O verso un’accettazione.

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