La paura ha condizionato gran parte della mia esistenza. Fino a qualche anno fa ero un ragazzo pauroso, tendevo a farmi paralizzare dalla paura e a non osare nella mia vita. Cercavo sempre decine di scuse per rimandare un impegno, per non lanciarmi in un progetto. Se una ragazza mi piaceva, quando la incrociavo per strada facevo finta di non vederla e passavo sull’altro lato della strada. A quel tempo facevo l’Università e sostenere un esame era per me un autentico supplizio, man mano che si avvicinava la data dell’esame cominciavo ad essere preda dell’ansia, talvolta venivo addirittura paralizzato dal terrore all’idea di ritrovarmi davanti al docente che mi avrebbe squadrato da capo a piedi con aria interrogativa, ostentando un atteggiamento sprezzante e giudicante. Anche il campo delle amicizie era fortemente influenzato dalla mia tendenza a farmi guidare dalla paura, così che non mi esponevo, rimanevo in disparte, avevo pochi amici e la curiosità di approfondire una conoscenza veniva ben presto sedata dalla convinzione che avrei finito per deludere le aspettative di qualcuno. Anni dopo mi sono reso conto cosa c’era dietro questa paura, da cosa era “condita”, cosa la attivava: era la paura di non essere all’altezza. Non essere capace di superare un esame, non essere in grado di conquistare una ragazza o farmi apprezzare da una persona che potesse essermi amica. Tutto ciò, ha condizionato la mia vita per anni, e sono convinto che influenzi anche la vita della stragrande maggioranza delle persone tendenti alla passività, alla mancanza di coraggio per affrontare una sfida, superare un ostacolo, cimentarsi in una difficoltà. Tra noi e il nostro obiettivo c’è un percorso da seguire e molti ritengono che sia irto di ostacoli insormontabili, non tanto per l’ostacolo in sé, ma per la scarsità delle nostre doti e qualità. Scardinare questa convinzione è stato fondamentale per riuscire a cimentarmi nella vita in attività che non avrei mai potuto svolgere prima. Sono docente di corsi di scrittura creativa, pubblico libri  di cui tengo presentazioni, e questo vuol dire parlare in pubblico. Fino a un decennio fa non ero in grado di sostenere un dialogo corretto con una singola persona ed evitavo di trovarmi in contesti in cui ruotavano tante persone per paura di essere osservato, che qualcuno mi notasse e giudicasse. Come ho fatto ad ottenere un cambiamento del genere? Ovviamente ho dovuto lavorare molto su me stesso per imparare a credere in me, a riconoscere ed apprezzare il mio potenziale, le mie doti e qualità. È un percorso che non può prescindere dal ritrovamento della capacità di amarsi ed apprezzarsi. Questa capacità può essere ritrovata dimostrando a sé stessi il proprio valore. Un primo passo può essere quello di tenere un diario quotidiano in cui annotare, la sera prima di andare a letto, tutte le attività positive che si sono tenute durante la giornata. Non è necessario annotare eventi fantasmagorici ed eclatanti, è sufficiente notare ed apprezzare le piccole cose che hanno contraddistinto la nostra vita quotidiana. Un sorriso ad un estraneo che incrociano lungo la strada, dare da mangiare ad un gatto randagio, fermarsi per qualche minuto ad ammirare un tramonto, dire “ti voglio bene” ad un genitore o ad un amico, fare qualche minuto di meditazione, cucinarsi un piatto succulento per pranzo.

Se rallentiamo ed impariamo ad osservarci dall’esterno, notiamo la bellezza che è in noi. E ritroviamo il coraggio di affrontare nuove sfide, inseguire i nostri sogni, intraprendere un nuovo cammino.

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