Nell’articolo precedente abbiamo visto l’importanza della compassione, e come sia fondamentale orientare la propria esistenza sulla base di questo sentimento per garantirsi serenità ed equilibrio interiore. Abbiamo anche visto come la vera compassione parta da un amore innanzitutto verso sé stessi, così che la compassione diventi un flusso che parta dall’interno e si proietti verso l’esterno, verso il prossimo. Ora andiamo a vedere, in concreto, come si possa sviluppare questo sentimento, ed attuarlo nella vita quotidiana. Lo psicologo Paul Gilbert ha proposto tre tecniche da attuare con costanza per allenarci ad essere individui compassionevoli. Le prime due tecniche riguardano la compassione verso sé stessi, mentre l’ultima è dedicata alla compassione verso il prossimo. Vediamo nello specifico in cosa consistono:

1) per essere compassionevoli verso noi stessi ed imparare a volerci bene, bisogna innanzitutto regalarsi dei momenti di raccoglimento, durante la giornata, in cui rifugiarsi per lenire i piccoli disagi e dolori che possiamo sperimentare. Gilbert, a tal proposito, suggerisce di fare ricorso ad una tecnica di visualizzazione presa in prestito dalla mindfullness in cui bisogna immaginare un luogo immerso nella natura che ci ispiri protezione e stabilità. Può essere un luogo che conosciamo bene oppure costruirlo nella nostra mente di sana pianta, ciò che più conta è riuscire a ricreare questo spazio dentro di noi a cui poter tornare ogni volta che ne sentiamo il bisogno.

2) la compassione verso sé stessi nasce anche da un’accettazione di sé per ciò che si è, nel bene e nel male. Ciò vuol dire accettare anche i propri limiti e difetti e, cosa ancora più difficile, accogliere e riconoscere i piccoli o grandi traumi che hanno segnato la nostra esistenza. Talvolta non ci ascoltiamo, tendiamo a nascondere a noi stessi quelle ferite del nostro animo che ci hanno fatto tanto male. E fintanto che non impareremo a vederle, testimoniare che ci sono e farle entrare nella nostra vita con consapevolezza e responsabilità, non potremo mai volerci bene realmente, perché ci sarà sempre una parte di noi che terremo nascosta agli occhi del mondo. Una parte che sanguina di nascosto, continua a soffrire e ad aver paura. Se invece la portiamo fuori, alla luce, potremo accettarla, ed amarla. E anche gli altri la accetteranno ed ameranno.

Un ottimo strumento per esercitarsi a questa forma di accoglienza verso queste nostre parti è rappresentato dall’ironia. Impariamo a parlare agli altri dei limiti e dei momenti difficili della nostra vita con leggerezza, magari anche con un sorriso. L’autoironia aiuta ad esercitarsi al distacco.

3)la compassione verso gli altri si mette in pratica innanzitutto facendo propri tre pensieri, da rivolgere al prossimo, a cui poi devono corrispondere azioni coerenti con quei pensieri:

– io desidero che tu stia bene

– io voglio che tu sia felice

– io desidero che tu non soffra

Queste verbalizzazioni possono mettersi in pratica in vari modi, taluni lo fanno tramite il volontariato, altri riescono ad applicarlo anche nei contesti familiari, nei luoghi di lavoro e con gli amici. Ciò che più conta è la consapevolezza di questo flusso, che può essere alimentato, donando benessere a noi stessi e agli altri.

 

 

 

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