Se non siamo in grado di amare noi stessi, non potremo mai amare qualcun altro.”
Questa affermazione, essenziale e profonda allo stesso tempo, segna la linea di confine tra l’amore dipendente e l’amore maturo.
La prima forma di amore in realtà non potrebbe neanche essere definita tale, in quanto si basa su una concezione distorta di questo sentimento: l’amore come bisogno, compensazione di una mancanza, una tendenza alla fusione con l’altro, una incapacità a mettere confini nella relazione per paura della solitudine, per l’incapacità di stare da soli con sé stessi. Chi sperimenta l’amore dipendente non si accetta, non ha stima di sé, annulla la sua volontà per compiacere l’altro ed evitare così di essere lasciato. “Mi piace se piace a te”, ” come vuoi amore”, “se mi lasciassi morire i”, sono tutte frasi che vengono dette dal dipendente affettivo. Colui che deve “dimostrare” qualcosa, mostrare al partner un’altra faccia di sé, perché ciò che “è” non é amato da lui, figurarsi se può essere amato dall’altro.
L’amore maturo si basa invece sull’amore per sé stessi, e da quel sentimento si parte per costruire una relazione sana ed equilibrata. Se sperimento l’amore maturo, sono in grado di stare in ascolto dei miei bisogni, di vivere una vita piena all’interno della relazione ma anche autonoma. So dire di no, so riconoscere i confini tra me e l’altro. In questo modo l’amore non è una catena, una limitazione, ma un’occasione. Di crescita, consapevolezza e felicità.

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