Il nostro cervello è una macchina complessa. Un agglomerato di cellule neuronali che svolgono le funzioni più disparate, dall’invio di comandi al nostro corpo per imporgli di muoversi alle funzioni connesse al ragionamento, al pensiero e alla parola. Da questo punto di vista il nostro cervello non ha eguali nel mondo animale in quanto possiede una complessità di funzioni sconosciute alle altre creature. Ciò è dovuto al fatto che il cervello umano è composto principalmente di tre parti:

1) cervello “rettiliano”, che è la parte del cervello connessa agli istinti, in particolare alla reazione al dolore e il comportamento di lotta o fuga in caso di incontro con un estraneo che generi paura.

2) cervello ” limbico”, che è quella parte del cervello in cui hanno origine le emozioni, oltre che alcuni aspetti dell’identità personale e di alcune funzioni legate alla memoria.

3) cervello “neo-corticale”, che è invece la parte del cervello delegata allo sviluppo del pensiero. In questa parte risiede la capacità dell’essere umano di porre riflessioni su sé stessi e sulla vita, la coscienza di sé e la capacità di ” creare” tramite l’arte, la letteratura e le scienze.

Negli esseri umani il cervello neo corticale si trova al di sopra degli altri due ed è collegato ad entrambi. Questo è anche un limite in quanto questa superiorità genera dei meccanismi distorti all’interno dell’animo umano che possono portare patologie, sofferenze e disturbi ad un individuo. Infatti l’origine dei traumi deriva proprio dal fatto che il sistema neo corticale giunge a sovrastare quello rettiliano e quello limbico. In parole povere succede questo: si manifesta una situazione di pericolo per cui si attivano i centri inferiori del cervello che generano l’energia necessaria per affrontare la lotta o la fuga. Quando la situazione di pericolo non persiste più, l’energia in eccesso deve essere scaricata dal corpo così che l’organismo possa tornare a funzionare naturalmente. Negli animali ciò accade in modo naturale, se avete mai assistito ad una lotta tra due volatili sapete di cosa si parla. Al termine della lotta l’uccello sbatte violentemente le ali in avanti, in modo di liberarsi da questa energia in eccesso, scaricandola nell’aria.

Negli esseri umani, invece, ciò non accade in quanto ad un certo punto il sistema neo-corticale prende il sopravvento sulle altre aree del cervello, inibendo in questo modo il rilascio dell’energia in eccesso. Il pensiero si impone sugli istinti e ciò genera come conseguenza che il sistema inferiore continua a funzionare come se la situazione di pericolo sussistesse ancora. Esso non sa dello scampato pericolo, quindi continua a tenere l’organismo in allarme, e ciò ha come conseguenza di far vivere il soggetto in una condizione continua di allarme, paura, ansia e stress. Da qui ha origine il trauma, il disturbo post-traumatico da stress e tutta una serie di patologie connesse all’incapacità dell’individuo di liberarsi dalla sensazione di essere costantemente in pericolo. Una cura di queste patologie deve quindi necessariamente passare dall’individuazione di strumenti attraverso cui l’individuo possa trovare il modo di liberarsi dell’energia repressa, portando a compimento gli impulsi e liberando il corpo da quell’energia rimasta congelata all’interno del corpo. Diverse correnti di pensiero sono giunte ad individuare delle forme di terapia che prevedono proprio questo tipo di cura: basti pensare alla “Gestalt” con cui l’individuo viene invitato proprio ad esprimere le sensazioni ed emozioni represse come rabbia, paura, tristezza. Un’espressione che passa dalla sperimentazione di questi stati d’animo, portando l’individuo a farne esperienza, così da “liberarsi”.

Lavorare sul corpo, su sensazioni ed emozioni, diventa imprescindibile per poter curare i traumi. Un problema che viene creato dalla mente, non può infatti essere risolto al livello della mente. Necessita di un altro lavoro, che vada più in profondità.

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