Il tema dell’animalismo è sempre attuale. Animalisti e specisti si confrontano su temi quali i diritti degli animali, lo sfruttamento degli stessi ai fini della ricerca scientifica o per scopi alimentari, un confronto che spesso si tramuta in scontro in ragione di una incompatibilità di posizioni e punti di vista profondamente differenti. E come spesso accade in ambiti in cui si tende a polarizzare un dibattito, si finisce col demonizzare “l’altro”, che diventa cosí avversario o addirittura nemico, considerato portatore di idee malsane e distorte. E più le posizioni si radicalizzano, più il tono dello scontro aumenta, si alzano barricate, si agisce andando per la propria strada senza sentire il bisogno di guardarsi intorno per cambiare prospettiva, si dialoga e ci si confronta solo con chi la pensa come noi o comunque non ha idee tropo diverse dalle nostre. Si innesca così un meccanismo destinato a perpetrarsi in eterno, ciascuno dei due contendenti non cederà di un passo rispetto alle sue posizioni, il confronto sarà incentrato solo sull’uso della forza e mirerà all’annichilimento della controparte, il suo annullamento e la sua distruzione. Ma la Storia insegna che questa logica non ha mai portato a risultati duraturi o comunque positivi e costruttivi per l’umanità, le guerre di annientamento hanno portato solo disastri, lutti e perdite per la civiltà. E la logica alla base di un confronto/scontro tra enti, cittadini o rappresentanti e appartenenti di una classe politica o sociale non è dissimile da quella che c’è alla base di tutte le guerre.
Cosa fare per evitare che si giunga allo scontro? Forse lo sforzo di “mettersi nei panni dell’altro” può essere utile per giungere ad una soluzione pacifica di una controversia.
Chi scrive è vegetariano e animalista convinto. Amo gli animali, la loro purezza come anche la loro fiera animalità e questo amore, unito alla tendenza a vivere in armonia con l’ambiente circostante, portando rispetto al mondo che mi circonda, mi ha condotto, per scelta etica, ad escludere dalla mia alimentazione la carne e il pesce, oltre ai derivati di origine animale come uova e latte che provengano da allevamenti intensivi. Inoltre ho deciso di non fare affidamento alla medicina tradizionale per curarmi e preservare il mio stato di salute. Non prendo mai farmaci, se mi ammalo (e non succede quasi mai) lascio che la malattia faccia il suo corso, la lascio sfogare e che vada via per conto suo, permettendo così al mio organismo di rigenerarsi e al mio sistema immunitario di rinnovarsi. Sono contrario ai farmaci tradizionali e alla sperimentazione animale perché ho fatto mio il ragionamento animalista, che vede come preminente la funzione “sentimento”: gli animali provano sensazioni ed emozioni, e ciò basta per renderli simili a me e non giustificare nessuna forma di violenza nei loro confronti. Al contrario gli specisti fanno trionfare la funzione ” ragione” in quanto ritengono l’essere umano come la creatura suprema su ogni forma di vita perché, rispetto alle altre specie viventi, ha una capacità che la rende superiore, ovvero l’intelletto. Ciò autorizza l’uomo a sfruttare e piegare l’ambiente circostante ai propri bisogni ed interessi, in virtù di una propria intrinseca superiorità, una legge del più forte che piega e sacrifica gli interessi e la vita stessa delle creature più deboli in nome del beneficio della specie predominante.
Al di là delle mie opinioni sul tema, ciò che mi preme sottolineare in questa sede è che ogni posizione può essere ammorbidita se si riesce a pensare con la mente dell’altro. Ad indossare per un momento i suoi panni, e ragionare come lui. Impossibile? Forse no. Faccio un esempio. La mia posizione animalista è stata leggermente mitigata da un’affermazione che un giorno un mio amico, a cui stavo spiegando la mia contrarietà alla sperimentazione animale, mi rivolse: “vallo a raccontare ai malati di cancro. A tutti quelli che soffrono di una malattia incurabile. Spiegagli che bisogna togliergli anche quella flebile speranza di guarigione che la ricerca scientifica gli offre”. Non risposi. Mi resi conto che avevo potuto stabilizzare le mie convinzioni in ragione del buono stato di salute di cui ho sempre goduto. Mi ero potuto permettere di non curarmi con la medicina tradizionale. Ma se avessi sofferto di una patologia grave? Quale sarebbe stata la mia posizione? Da lì in poi diventati meno radicale nella mia posizione. Allo stesso tempo, quando dialogo con uno specista, mi riservo la facoltà di invitarlo a cambiare prospettiva per un attimo:” immagina di amare gli animali, di averne uno in casa, che un giorno ti venga sottratto per destinarlo alla ricerca scientifica. Sai che soffrirà, verranno fatti esperimenti rischiosi e forse dolorosi per lui, che probabilmente lo condurranno alla morte. Cosa provi a questa idea?”
Quando ci scontriamo con qualcuno proviamo a invertire i nostri ruoli. E vediamo che succede.

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